Le canzoni del cuore


 Sempre alla ricerca di cogliere nelle canzoni un 'anticipazione dei tempi che poi verranno, nella mia mente si è materializzata una canzone della fine degli anni Sessanta, cantata da Adriano Celentano e intitolata Il Mondo in MI Settima,  che si regge su di una sola nota musicale: mi settima, appunto.

Riascoltarla oggi, nel suo pessimismo, ti porta ad essere ottimista, (mi si scusi questo ossimoro) perchè capisci che quello che sta succedendo oggi è già stato e sempre sarà (come diceva Nietzsche, con la teoria dell'Eterno Ritorno) Ma la memoria è labile e l'uomo dimentica facilmente per cui non ricorda più i danni prodotti ed è pronto per ricominciare!

Se ci uniamo in un clan tutti insieme, cantava il molleggiato, si può vincere, ma che cosa dobbiamo vincere? la nostra stessa natura che strutturalmente è portata a distruggere l'altro o con la violenza, in tempi di guerra, o con le parole, in tempi di pace che, lo sappiamo, sono più dure delle pietre? Sembra  che fu quasi un profeta nel denunciare un mondo senza morale, pieno di ipocrisia e, difficile da immaginare allora, c'è perfino corruzione dove c'è lo sport.

Vado indietro con la memoria e mi ritorna in mente  Sergio Endrigo, un grande della canzone d'autore di quel tempo lontano: Girotondo intorno al mondo,  tratta dalla lirica di Paul Fort : La ronde aotour du monde:  se tutta la gente - si desse la mano , se il mondo , veramente -  si desse la mano - allora  si farebbe un girotondo - intorno al mondo - intorno al mondo. 

Ce ne sono tante altre che cantano di dare una possibilità alla pace, o di immaginare tutta la gente - che vive la vita in pace, una fratellanza di uomini - immaginate tutta la gente - condividere tutto il mondo -, canta John Lennon.    

E che dire di Fabrizio De Andrè che coLaGuerra di Piero, pur volendo che lungo le sponde del torrente scendano lucci argentati e non i cadaveri dei soldati, rende chiaro come in guerra se non spari per prima corri il rischio di essere ucciso perché prevale l'istinto di sopravvivenza e la fratellanza diventa un concetto fluido!

Soluzioni? La risposta è nel vento cantava  Bob Dylan in Blowin the Wind.

 Ma quando il vento si poserà? Quando l'uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare, cantava francesco Guccini in Auschwitz.

 Probabilmente il vento non si poserà mai, ma l'umanità ha bisogno di chi, anche se solo per un momento, la faccia illudere che i venti violenti della guerra possano davvero fermarsi,cambiare direzione, tramutarsi in un dolce zefiro. 

Perché canzoni del cuore? Perché, lontane dalla rima cuore - amore, rappresentarono il tentativo di affrontare tematiche fino allora mai trattate in campo musicale.

D'altra parte, se si pensa che si veniva fuori da una guerra che avevava provocato macerie materiali e morali immani, la gente non era disposta ad ascoltare racconti che riportavano alla memoria i lutti, le tragedie che avevano colpito tutte le famiglie. Erano anni in cui il futuro era una speranza reale e non una minaccia come è diventato oggi, per cui la memoria era proiettata verso il futuro e non nel passato.

Basta ricordare, per meglio capire quel tempo, la commedia di Napoli di Eduardo De Filippo, Napoli Milionaria, quando Gennaro Iovine, tornato dalla prigionia, cerca di raccontare cosa gli è successo: la paura, i sacrifici, i campi di concentramento, la morte. 

Ma nessuno vuole ascoltare perchè dopo un Ventennio e la guerra che aveva sconvolto l'intero mondo, era giusto e umano divertirsi, non ricordare

La guerra non è finita, diceva don Gennaro e di rimando Enrico Settebelezze gli rispondeva don Gennà nun ce penzate.  E nessuno mai ci pensò più, fino a quando negli anni Sessanta le canzoni citate ed altre ancora ricordavano che il passato non è mai morto, anzi non è neppure passato, come scriveva Wlliam Faulkner.


                                                   Beniamino Iasiello

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