La strage pasquale
La Zattera della Medusa di Thèodore Gèricault Non scrivo versi, ma, di fronte alle continue sciagure umane si è presi dallo sconforto e dall’inanità di qualsiasi azione e allora qualche parola, qualche rima esce per alleviare il senso di smarrimento che ti invade. Non un rifugio nella parola, ma un modo di esternare emozioni che non possono essere sempre trattenute anche perché la loro sofferenza (dei migranti), la loro morte rappresenta un crimine contro un’umanità dolente che nessuno vuol vedere e sentire. Anche in questi giorni di feste Pasquali, il Mediterraneo, il cimitero dei migranti [1] , ha accolto nel fondo dell’abisso oltre 80 vite umane, colpevoli soltanto di non volersi rassegnare a vivere per sé e per i propri figli una vita da schiavi e, quindi cercare nuov e spiagge su cui, purtroppo, il mare restituisce, come un senso di pietà, i loro corpi. Voglio sottoporre agli ...