Della Servitù volontaria

    

 

 

 Cè stato un periodo in cui capitava di andare spesso  a Roma  a casa di mia figlia, e, quando potevo, andavo con molto piacere alla libtreria della Feltrinelli sull'Appia nuova o  alla Mondadori in via Cola di Rienzo per consultare le ultime novità o alla ricerca di qualche testo difficile da trovare in altre librerie.

Mi piaceva gironzolare tra gli scaffali: passerei ore intere a sfogliare, leggere, consultare(comperare anche(!)) riviste e libri. E propri alla Feltrinelli, mi capitò di far cadere  un piccolo libello e nel raccoglierlo per collocarlo al suo posto  … rimasi per un attimo perplesso: non ci potevo  credere! Era  un testo di cui andavo alla ricerca da alcuni anni e che non ero riuscito mai a trovare perché poco conosciuto e perciò, pensavo, non fosse stato più  ristampato: Discorso  sulla Servitù Volontaria   di Etienne de la Boétie

Un giovane intellettuale francese che visse nel XVI secolo. Morì giovanissimo, trentatre anni, ma bastarono per essere considerato da Michele de Mointaigne il più grande uomo del suo tempo.

Etienne de la Boétie fu filosofo, poeta, umanista, consigliere al Parlamento di Bordeaux e scrisse quello che è considerato da molti il talismano dei disobbedienti, il giuramento segreto di ogni libertario e manifesto dell’autentica anarchia o del vero comunismo.

 È un “Discorso” di circa trenta pagine, scritto quando appena aveva diciotto anni, attualissimo e che fu considerato rivoluzionario.  E’ un piccolo trattato di filosofia politica la cui sua tesi principale riguarda il rapporto che si instaura tra governanti e governati: come è possibile che tante persone, tante città, tante nazioni, milioni di persone possano sopportare un solo tiranno, la cui unica potenza è quella che essi gli concedono, che può nuocere soltanto perché essi hanno la volontà di sopportarlo, che non saprebbe far loro alcun male, se essi non preferissero subirlo piuttosto che contrastarlo

In quest’ ultima affermazione è racchiuso nocciolo del “Discorso”: le masse non possono essere ridotte all’obbedienza con la forza, con la violenza, col terrore; se così è, allora è necessario che vi sia una …piacevole compiacenza da parte dei sudditi che  volontariamente consegnano  la loro libertà ad un altro di cui diventano servi. 

Ciò che è rivoluzionario consiste nell’aver affermato che le cause dell’asservimento non sono esterne, nel senso che gli uomini non sono costretti da una forza superiore, ma da cause endogene: vi sono dei meccanismi strutturali che fanno sì che gran parte degli esseri umani non desideri mai la libertà.

 La Boétie è uomo del Cinquecento, di quel secolo dove l’uomo si pone come soggetto della storia, dove dal medioevo teocentrico si era  passat ad un umanesimo antropocentrico. In un contesto dove era stato capovolto il rapporto tra Dio e l’uomo, e quest’ultimo tendeva a diventare come Dio( Keplero era convinto  che l’uomo   sarebbe diventato come Dio) irrompe  Etienne de la Boétie, col suo discorso, che, in un certo senso capovolge l’intera concezione dell’umanesimo, affermando che vi sono uomini che amano le catene che li tengono prigionieri e che, se è vero che vi sono uomini che desiderano la libertà, ve ne sono di quelli che possono desiderare anche la servitù. Anzi, la libertà come scrive Etienne, pare essere la sola cosa che gli uomini non desiderano perché se la desiderassero l’avrebbero. Come è possibile che ciò avvenga e perché?

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