Angelus Novus di Paul Klee                                          




                        

    da s. Giovanni Rossetti - Giancarlo Vergineo - Luigi Meccariello                Beniamino Iasiello   

Con molta modestia (!) titolammo la chat I Quattro Magnifici, in occasione dell'organizzazione e degli interventi tenuti per i 150 anni dell'Istituzione dell'Istituto Magistrale "Giuseppina Guacci".   Oggi Liceo.    

 
Sono stato al trigesimo dell’amico Giancarlo e nel guardare la figurina che Angela mi ha dato, capisci, ancora una volta, che il destino si è compiuto. E' accaduto ciò che mai avresti potuto immaginare solo ieri.

Certamente il passare degli anni rende sempre più limitato il mio tempo e nutri la segreta speranza di trascorrerlo, più o meno serenamente, con la famiglia e gli  amici di sempre. Purtroppo   la vita non sempre segue la strada lineare che vorremmo, a volte scarta ed è ... la fine!  

E’ difficile dimenticare Giancarlo, la sua disponibilità, i nostri incontri, la presenza e l’importanza che ha avuto ogni volta che ho pubblicato qualche lavoro sulla storia del mio paese. Per tre volte ha fatto parte dei relatori e, nell’ultima, ha scritto una pregevole presentazione al mio lavoro. Era diventato una presenza costante a Ceppaloni dove molti lo ascoltavano in religioso silenzio, catturati dal suo argomentare sempre chiaro, comprensibile, con cui esponeva tesi interessanti e mai scontate.

Ricordo che, qualche anno fa, gli dissi: Gianca’, la prossima volta non ti invito più perché qua vengono per ascoltare, soprattutto, te che, come grande fascino affabulatorio, li tieni inchiodati alla sedia.

Riporto alcune riflessioni, in versi, nate, diceva Giancarlo, dal ragionare su alcuni dati dell’ISTAT che prevedono la desertificazione delle zone interne del Sannio e, ancora, dalla famosa descrizione che Walter Benjamin diede dell’”Angelo della storia”. Traendo ispirazione dal quadro di Paul Klee che si intitola Angelus Novus: il filosofo tedesco dice:

<C’è un quadro di Klee che si intitola “Angelus Novus”. Vi si trova un angelo che sembra in atto di allontanarsi da qualcosa su cui fissa lo sguardo. Ha gli occhi spalancati, la bocca aperta, le ali distese. L’angelo della storia deve avere questo aspetto. Ha il viso rivolto al passato. Dove ci appare una catena di eventi, egli vede una sola catastrofe, che accumula senza tregua rovine su rovine e le rovescia ai suoi piedi. Egli vorrebbe trattenersi, destare i morti e ricomporre l’infranto. Ma una tempesta spira dal paradiso, che si è impigliata nelle sue ali, ed è così forte che egli non può più chiuderle. Questa tempesta lo spinge irresistibilmente nel futuro, a cui volge le spalle, mentre il cumulo delle rovine sale davanti a lui al cielo. Ciò che chiamiamo il progresso è questa tempesta. (tesi di filosofia della storia)

 

                                          L’Angelo della storia

 

Il Sannio muore.                                    Il focolare è muto:

E non c’è più futuro.                            Ormai non ha più nulla

Sono ormai sterili                                 da raccontare ai figli

 Le tue antiche radici.                            Finisce qui la storia

E frutti più non danno:                        del nostro borgo antico.

i figli sono già via,                                Forse che le tue stanche

 e i loro figli hanno                                    mani, amico mio,

parole a noi straniere.                          Potranno ancora aggiungere

Il filo è spezzato.                                       All’antico volume

La memoria svanisce.                               Nuove parole e amore?

Il lascito d’amore                                      Sulla tua vecchia terra

Dei nostri padri, ora,                                 più non soffia il celeste

si perde nell’oblio –                                   vento che le ali gonfia

duro figlio del tempo.                                   all’angelo divino.

Non resta che il sospiro                             L’angelo della storia

di un’aria avvelenata                               per noi oltre non procede:

che sciagurate menti                                  giace sull’alto cumulo                            

di nuovo barattarono                                    delle nostre macerie,

con la falsa promessa                                  l’occhi persi nel nulla,

d’un palpito di vita.                                       le forti ali spezzate.

Ma più non c’è futuro!

E più non ci sarà,

per noi, un altro passato:

 

L’angelus novus di Paul Klee simboleggia una visione tragica della storia, l’umanità avanza verso il futuro spinta da un progresso incontrollabile, mentre alle sue spalle si accumulano le rovine del passato che non riesce a riparare.

Il passato è irrecuperabile, ma non inutile: non si può ricostruire, le vittime non possono tornare, le macerie restano macerie, ma il passato può ancora agire sul presente, se l’uomo lo ascolta. Non si salva il passato, ma il rapporto dell’uomo col passato.

Se il passato è irrecuperabile e il progresso non garantisce la salvezza, allora,  è nell’uomo che vanno cercati gli anticorpi, nella coscienza critica, nella memoria e nella responsabilità morale.

Gli anticorpi etici non sono automatici, ddevono essere costruiti, difesi, scelti, perchè l'uomo è capace di tecnica senza etica, di cambiamento senza responsabilità, di progresso senza umanità.

 Infatti, pur disponendo di conoscenze e strumenti sempre più avanzati, spesso, l''uomo si è mostrato privo di una responsabilità adeguata e della forza di un’etica capace di imporsi sulla violenza. 

Il progresso non bilanciato da una coscienza critica si è così trasformato da promessa di emancipazione a causa della distruzione.

L'Angelo della storia con gli occhi vero il passato e con le spalle rivolte al futuro è l'esatta dimensione della triste realtà dei nostri tempi, dei nostri borghi e di una storia sospesa in un eterno presente. 

Ma davvero non c'è niente da salvare di quel cumulo di macerie? Chissà ... non ci resta che sperarlo e agire come se fosse possibile, concludeva Giancarlo.

Di questo si parla va e di altro, compreso quel sano gossip che rallegra l'animo perché inr comeeso sempre un momento di leggerezza per ridere insieme.

Amico mio, sono certo che vivrai nei cuori di chi ti ha conosciuto e negli spazi profumati del'eternità  dove si raccolgono coloro che hanno, degnamente, vissuto la propria vita terrena 

                                                      Beniamino Iasiello

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