L' amore (e la vita) tra Destino e Libertà
Le tre Moire: Cloto - Lachesi - Atropo
Amore ha bisogno di parole
Non di vuoti, né
Di sguardi assenti e vacanti.
Si alimenta non di ricordi
E rimpianti
Ma del presente che riflette
il passato e lo ravviva.
E’ il filo rosso che, invisibile,
Si dipana e, lentamente, s’insinua tra gli spazi
Che il destino ha predisposto.
Questi versi nascono dalla lettura di una leggenda popolare
cinese tratta dal libro: Draghi, Dei e Eroi della Mitologia Cinese di
Tao Tao Lin Sanders.
E, mentre leggevo, pensavo: l’essere umano è davvero libero
di agire, di scegliere e come tale è l’unico responsabile delle proprie azioni,
oppure già tutto è scritto e per quanti sforzi egli possa fare, alla fine non
riuscirà a sottrarsi a quello che è il proprio destino. Perché, a volte, sembra
che tutte le circostanze della vita si alleino per indirizzare gli eventi in
una determinata direzione. Problema enorme del quale si discute dalla notte dei
tempi; nell’antica Grecia anche gli dei dovevano sottostare al destino che era
rappresentato da tre dee chiamate Moire di cui Cloto era
colei che filava il destino della vita, Lachesi ne stabiliva
la lunghezza e Atropo lo recideva allo scadere del tempo
assegnato a ciascuno individuo. Non importa addentrarci in dispute metafisiche
che hanno visto e vedono confrontarsi culture diverse, religioni, la scienza
(il destino è scritto nel DNA?), perché, alla fine, ognuno potrà trarre le
proprie conclusioni.
Secondo la leggenda, ognuno di noi nasce con un filo rosso
legato al mignolo della mano sinistra o al polso o, secondo altre versioni,
alla caviglia: un filo che unisce per sempre due persone di cui non ha
importanza quanto siano lontane, né l’età, né le differenze sociali. È un filo
invisibile, lunghissimo che proprio perché tale corre il rischio di
aggrovigliarsi e creare intrecci strani e nodi che sono di ostacolo e pongono
gravi difficoltà per coloro che sono destinati ad incontrarsi per condividere
insieme la loro vita.
E’ la storia di un uomo, Wei, che, morti i genitori,
desiderava sposarsi e avere una famiglia per cui era in cerca di una donna per
poter realizzare il suo sogno. Un giorno, mentre era in viaggio, giunse in una
città di nome Song dove uno sconosciuto, col quale si confidò, gli propose di
sposare la figlia del governatore e gli diede appuntamento per la mattina
seguente. Non riuscendo a dormire, in preda all’ansia, si svegliò presto e
raggiunse il tempio prima dell’alba dove scorse un vecchio intento a leggere un
libro alla luce della luna. Egli si avvicinò all’uomo cercando di capire cosa
stesse leggendo, ma non riuscendovi, vinto dalla curiosità, gli chiese che
libro fosse e di che parlava: è un libro, rispose il vecchio, che proviene
dall’al di là ed io sono il Dio dei Matrimoni.
Allora Wei gli aprì il suo cuore e gli chiese se la figlia
del governatore, dalla quale stava recandosi, sarebbe diventata sua moglie. La
risposta fu negativa: quella che diventerà tua moglie ha, oggi, appena tre anni
e la sposerai quando ne avrà diciassette. Deluso, notò che aveva un sacco al
quale il vecchio si appoggiava e gli chiese cosa contenesse: è il filo rosso
che lega due persone che rimarranno sempre insieme perché già legati sin dalla
loro nascita. E un filo indistruttibile che è impossibile spezzare. Alla
richiesta di Wei di poter vedere la piccola, il vecchio gli disse: se lo
desideri, ma ricorda che qualsiasi cosa tu possa fare il tuo futuro non
cambierà. Il vecchio portò Wen al mercato dove gli indicò una donna, Chen, orba
da un occhio e con una bambina legata al collo, entrambe vestite di stracci,
che, dietro ad una bancarella vendeva della frutta: ecco tua moglie disse il
vecchio e così come era comparso, scomparve
Wei per cambiare il proprio destino pensò di fare uccidere
la bambina così da potersi sposare subito, preso da questi pensieri, lasciò il
mercato con propositi omicidi e, per poter attuare il suo piano, pagò un suo
servo che, però, colpì la piccola non al cuore, ma tra gli occhi. Sbarazzatosi
del proprio destino, continuò nel suo viaggio e nella sua ricerca, dimenticando
il tragico avvenimento consumatosi al mercato. Col tempo, diventò un uomo
benestante, ma, ancora dopo 14 anni, non era riuscito a sposarsi. Un amico gli
propose di chiedere in moglie la figlia del governatore locale, così da avere
una bella donna di ottima nascita e molto giovane in quanto aveva appena
diciassette anni.
Infine sposò la ragazza che portava sulla fronte una
pezzuola che non si toglieva mai, neppure quando doveva lavarsi e dormire. Non
le chiese nulla, ma la cosa lo incuriosiva molto, e, passato del tempo, si
ricordò, all’improvviso, del servo e della bambina del mercato e decise di
chiederle la ragione di quella pezzuola che copriva parte del viso.
Piangendo, la moglie gli rispose di non essere la figlia del
governatore, bensì sua nipote che, essendo morti i suoi genitori all’età di tre
anni, era stata presa in custodia dalla sua governante che vendeva frutta al
mercato dove un pazzo la aveva accoltellata; da allora le era rimasta una
cicatrice di cui si vergognava e perciò la teneva sempre coperta.; dopo sette
anni, lo zio, ritornato da un lungo viaggio, l’aveva presa con sé,
accogliendola come una figlia. Il marito, pentito e commosso, rivelò in lacrime
come fosse stato lui ad ordinarne l’uccisione; da quel momento capirono che
nessuno poteva spezzare quel legame, davvero indistruttibile come solo la forza
dell’’amore è in grado di esprimere, che da sempre li aveva uniti
Che dire? Una bella storia che, certamente, contiene una verità la quale sembra presupporre che vi sia sempre qualcuno: il caso, il destino, la provvidenza a guidare la vita dell’uomo. E il libero arbitrio che è condizione sine qua non della libertà? Sembra stagliarsi all’orizzonte come una chimera!Ma è davvero così?
Beniamino Iasiello
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