"Per l'Eternità" di Giovanni Barone

 

E’ scrittore e poeta, è stato il fondatore della corrente artistico – letteraria Poesi -pittura che ha riscosso un notevole successo anche con mostre in alcune città italiane e appassionato biblista.

Dopo L’amico diabolico   e Pastinel, gli amici stavano aspettando questo nuovo lavoro che ancora una volta ha la capacità di stupire per l’arduo argomento affrontato e per la chiarezza e la padronanza con cui espone tematiche di carattere teologico verso cui l’autore ha mostrato sempre una particolare predilezione. Basti ricordare il concorso di poesia biblica di cui si fece sostenitore alcuni anni fa.  

“Per L’eternità – Dittico in romanzo in due atti”, questo è il titolo del nuovo romanzo di Giovanni Barone verte attorno a Ahasverus, noto come l’Ebreo errante, una figura leggendaria, nata nel Medioevo cristiano (circa XIII secolo) anche se ha radici più antiche. Non è presente nei Vangeli ufficiali, ma si sviluppa nella tradizione popolare.

 Secondo la leggenda, Ashaverus era un uomo, spesso descritto come un calzolaio o un portinaio di Gerusalemme, che insultò o respinse Gesù Cristo mentre portava la croce sul Golgota e, per questo Gesù lo avrebbe condannato a vivere fino al giorno del Giudizio Universale senza poter morire: lo vidi da lontano, scrive l’autore, barcollava sotto il peso della croce. Quando arrivò vicino alla bottega, alzò lo sguardo verso di me. Io con disprezzo lo guardai …  mi avvicinai …  gli diedi una spinta. Crollò in ginocchio – ora alzati e cammini. Lui si girò, mi guardò negli occhi e, con un filo di voce, mormorò: Io vado, e tu mi aspetterai fino al mio ritorno. Fu così che Ahsaverus iniziò a vagare senza pace attraverso i millenni.

La storia parte dal mercato rionale di Benevento per approdare a tematiche di grande respiro; un viaggio, insieme col nonno che porta Giovanni, il protagonista, a sondare un grande mistero e diventare protagonista e responsabile dello stesso perché destinato a incontrare chi potrà cambiargli la vita radicalmente.  Il nonno e il nipote, come il maestro e l’allievo, che si proiettano in un tempo irreale, attraversando millenni che l’ebreo errante racconta a partire da un villaggio a est di Gerusalemme, di nome Betania e racconta di Simone, di Marta, di Maria, di Lazzaro e … vola il tempo attraverso le guerre dei crociati, di Bernardo di Chiaravalle, di una conversazione con un monaco nel deserto della penisola arabica in una città, Bosra nel sud della Siria.

E ancora attraverso il Vangelo di Luca, il profeta Echia, il Vangelo di Luca si immerge completamente nel viaggio di Gesù verso il Golgota dove il Cristo’ s'imbatte lungo, la strada del dolore, in Ahasverus.

Ma, per Giovanni, fatale fu, nel suo girovagare per il mercato rionale col nonno, l’incontro con una donna che nei suoi occhi brillanti, emanava una luce innaturale. Il momento in cui la donna dà, quasi di nascosto, una effigie ricoperta di strani simboli di non facile decodificazione, inizia un lungo percorso fatto di timore e tremore perché l’effigie nelle sue mani rappresenta non una casualità, ma una scelta precisa fatta da chi è in grado di conoscere il futuro e sa che l’icona, quasi per destino, è stata consegnata a chi saprà capirne il misterioso significato e, forse, destinato, ad un vagare errante

 Qui ha inizio una storia che porta Giovanni e il nonno a percorrere strade tortuose fino a che non si rende conto che l’amuleto di cui è in possesso ha qualcosa di speciale, e come se avesse svegliato dal sonno un passato che avrebbe segnato il suo futuro.

E poi, Giovanni si muove nei luoghi e parla di persone che tutti noi conosciamo, perché, se lo spazio entro cui gi avvenimenti si svolgono è il mondo, lo spazio fisico entro cui, insieme col il nonno, agisce è Ceppaloni. 

 Restiamo in attesa della seconda parte del dittico che ci porterà al centro del viaggio che, il nonno non potrà più seguire perché il peso del tempo si faceva sempre più gravoso, ma, soprattutto, perché quel viaggio, di cui Ahsaverus narra,  appartiene solo a chi è pronto a farsi carico della propria sorte e capace di affrontare i grandi misteri della vita e della morte, che l’autore coglie nelle figure di Lazzaro, il risorto, colui che ha sperimentato la morte, e Ahasverus che  Gesù ha condannato a vivere per sempre perché non capace di un gesto di pietà rispetto a chi, innocente, si avviava al sacrificio della Croce.

 

                                                                                              Beniamino Iasiello    

  

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