Il Quinto Vangelo

 





Il Quinto Vangelo

 Ho voluto integrare con ulteriori riflessioni, quelle che ebbi modo di esporre non molto tempo fa, presso l’Università della terza età[1] di S. Giorgio del Sannio di cui, da poco, faccio parte. Parlai di Fabrizio De Andrè e di come le sue canzoni – poesie, a circa trenta anni dalla sua morte, siano senza tempo perché bagaglio del nostro immaginario collettivo.

 Cosa è rimasto di lui? Le sue canzoni, le sue poesie, la coerenza di una vita spesa fino all’ultimo per i diseredati del mondo e la capacità delle sue canzoni di raggiungere le corde più intime dell’animo umano. Ma è stato anche l’intellettuale che mette a nudo le contraddizioni di un potere multiforme e camaleontico che tende solo e soltanto al domino dell’altro. 

Faber  viveva nel futuro per narrare nel nostro presente, con toni, quasi sempre favolistici, tematiche forti che ancora oggi scuotono la società, come in  “ Tutti morimmo a stento[2]:  droga( Ho licenziato Dio – gettato via un amore – per costruirmi il vuoto – nell’anima e nel cuore) traviate (“e avevamo gli occhi troppo belli”, le prostitute, uno splendido verso che racchiude tutto l’amore e la pietas deandreiana per il mondo dei perdenti) pedofilia( un babbo natale che parlava d’amore), banchieri “con i ventri obesi e le mai sudate – coi cuori a forma di salvadanaio”,   pena di morte,  la follia dell’uomo: la guerra è dappertutto marcondiro’ndrea – la terra è tutto un lutto marcondirò’ndrà), o la ricerca di un Dio: che è scappato dove  non si sa, buon Dio se ne andato chissà quando ritornerà. 

 Aveva la capacità di “leggere il libro del tempo – con colori cangianti e nessuna scrittura”[3], e di andare sempre “in direzione ostinata e contraria” che è l’unico modo di smascherare un potere invisibile, ma sempre vigile e presente; non fidatevi, egli affermava, delle verità che i mass media, attraverso i loro sacerdoti sono pronti, con voce suadente e argomentazioni convincenti, a sbattere in prima pagina, operando, così unasbdola manipolazion.

Concezione, quest'ultima, che ricorda la “teoria critica della società”, formulata dalla “Scuola di Francoforte” con Adorno, Horkheimer, che tende a scoprire tutte le ipocrisie e le contraddizioni di una società che attraverso l’industria culturale tende ad integrare l’individuo nella società esistente.

 L’album concept: “Storia di un impiegato” del 1973 è forse l’album dove meglio si legge il pensiero politico di De Andrè e l’evoluzione che si manifesta nel passaggio da una concezione anarchica - individualista ad una socialista. L’individualismo del “Bombarolo” farà emergere tutti i limiti di chi crede, con la sua bomba artigianale, di uccidere il Potere, mentre farà strage di gente comune, diventando così   strumento dello stesso potere che nel “Sogno n. 2” sentenzia : per quello che hai fatto- per come lo hai rinnovato- il potere ti è grato - un giorno, un giudice come me – giudicò chi gli aveva dettato la legge- prima cambiarono il giudice e poi la legge- Oggi un giudice come me- lo chiede al potere se vuole essere giudicato- Tu sei il potere- Vuoi essere giudicato? Vuoi essere assolto o condannato”?

Il Potere come la “Voluntas” di Arthur Schopenauer, che ha come unico obiettivo solo e soltanto quello di perpetuarsia difesa della propria celebrazione”.  

Che Fabrizio De Andrè appartenga a tutti, come più volte ha affermato Dori Ghezzi, moglie del cantautore per 24 anni, è testimoniato anche dal bel libro, pubblicato qualche tempo fa, postumo, che Don Andrea Gallo, prete di strada e anarchico, come si definiva, oltre che fondatore a Genova della “Comunità di S. Benedetto al Porto” ha scritto: “Sopra ogni cosa – il vangelo laico secondo Fabrizio De Andrè – nel testamento di un profeta” illustrato da alcune splendide vignette di Vauro.  “I miei vangeli sono cinque: Matteo, Marco, Luca, Giovanni e … Fabrizio.

Oltre ai quattro testi “canonici”, ho sempre un quinto vangelo, quello secondo De Andrè”.  Un grande riconoscimento,  non soltanto all’album “ La Buona Novella”, ma all’intera produzione di un cantante-poeta le cui canzoni- poesie non moriranno mai perché, come ha detto splendidamente Roberto Vecchioni, “ non hanno mai parlato del presente, ma di un tempo sospeso, infinito” nel quale, però,  è sempre presente l’ansia di giustizia sociale e di libertà che in “ Anime salve”, l’ultimo album prima della morte prematura, gli fa dire in “ Smisurata Preghiera :  “Ricorda Signore questi servi disobbedienti – alle leggi del branco – non dimenticare il loro volto – che dopo tanto[4] sbandare – è appena giusto che la fortuna li aiuti[5]. Sino alla fine, schierato con le minoranze del mondo siano esse “rom”, zingari, indiani, diversi, come “Princesa”, puttane come “Bocca di Rosa”.

Fabrizio De Andrè giustifica (Ma se capirai, se li cercherai fino in fondo – se non sono gigli, son pur sempre figli – vittime di questo mondo)6, non giudica i dannati del mondo,  perché sa che il Dio di misericordia “il tuo bel paradiso – lo hai fatto soprattutto – per chi non ha sorriso” (Preghiera in Gennaio, 1967).

 Papa Francesco, oggi, circa cinquanta anni dopo, dice: chi sono io per giudicare … Gesù fa festa con i peccatori e offre ai peccatori la grazia: io non sono venuto, infatti, a chiamare i giusti, ma i peccatori (Matteo,9.9.13). Chi si crede giusto, continua il papa, che si cucini nel suo brodo. Lui è venuto per noi peccatori, questo è bello.

 Se c’è un buon Dio, credo, come lui scrisse per Luigi Tenco, che ascolti la sua voce che ancora[7] canta nel vento, Dio di misericordia vedrai sarai contento.

                                                                                                     Beniamino Iasiello



[1] Ogni giovedì ci  si incontra per affrontare e discutere problemi di “varia umanità secondo un calendario stabilito e i cui relatori sono gli stessi soci; il martedì vi è un corso di Inglese.

 Un grazie per avermi accolto, con mia moglie, come un vecchio amico.  

[2] LP del 1968

[3] Khorakhanè, dal CD: Anime Salve. Khorakhanè è un sottogruppo del popolo Rome significa; lettori del Corano.

[4] Smisurata Preghiera, da Anime Salve

[5] Smisurata Preghiera, da Anime Salve )

6) Da "Città Vecchia"

[7] Ho sostituito ormai del testo originale con ancora.


                            Beniamino Iasiello

Commenti