Il Quinto Vangelo
Il Quinto Vangelo
Cosa è rimasto di lui? Le sue canzoni, le
sue poesie, la coerenza di una vita spesa fino all’ultimo per i diseredati
del mondo e la capacità delle sue canzoni di raggiungere le corde più intime dell’animo
umano. Ma è stato anche l’intellettuale che mette a nudo le contraddizioni di
un potere multiforme e camaleontico che tende solo e soltanto al domino
dell’altro.
Faber viveva nel futuro per narrare nel nostro presente,
con toni, quasi sempre favolistici, tematiche forti che ancora oggi scuotono la
società, come in “ Tutti morimmo a stento[2]:
droga( Ho licenziato Dio – gettato via un amore – per costruirmi
il vuoto – nell’anima e nel cuore) traviate (“e avevamo gli
occhi troppo belli”, le prostitute, uno splendido verso che racchiude tutto
l’amore e la pietas deandreiana per il mondo dei perdenti) pedofilia(
un babbo natale che parlava d’amore), banchieri “con i ventri obesi
e le mai sudate – coi cuori a forma di salvadanaio”, pena di
morte, la follia dell’uomo: la guerra è dappertutto
marcondiro’ndrea – la terra è tutto un lutto marcondirò’ndrà), o la ricerca
di un Dio: che è scappato dove non
si sa, buon Dio se ne andato chissà quando ritornerà.
Aveva la capacità di “leggere il libro del tempo –
con colori cangianti e nessuna scrittura”[3],
e di andare sempre “in direzione ostinata e contraria” che è l’unico
modo di smascherare un potere invisibile, ma sempre vigile e presente; non
fidatevi, egli affermava, delle verità che i mass media, attraverso i loro
sacerdoti sono pronti, con voce suadente e argomentazioni convincenti, a
sbattere in prima pagina, operando, così unasbdola manipolazion.
Concezione, quest'ultima, che ricorda la “teoria critica
della società”, formulata dalla “Scuola di Francoforte” con Adorno,
Horkheimer, che tende a scoprire tutte le ipocrisie e le
contraddizioni di una società che attraverso l’industria culturale tende ad
integrare l’individuo nella società esistente.
L’album concept: “Storia di un impiegato” del
1973 è forse l’album dove meglio si legge il pensiero politico di De Andrè e
l’evoluzione che si manifesta nel passaggio da una concezione anarchica -
individualista ad una socialista. L’individualismo del “Bombarolo” farà
emergere tutti i limiti di chi crede, con la sua bomba artigianale, di uccidere
il Potere, mentre farà strage di gente comune, diventando così
strumento dello stesso potere che nel “Sogno n. 2” sentenzia : per
quello che hai fatto- per come lo hai rinnovato- il potere ti è grato - un
giorno, un giudice come me – giudicò chi gli aveva dettato la legge- prima
cambiarono il giudice e poi la legge- Oggi un giudice come me- lo chiede al
potere se vuole essere giudicato- Tu sei il potere- Vuoi essere giudicato? Vuoi
essere assolto o condannato”?
Il Potere come la “Voluntas” di Arthur Schopenauer, che ha
come unico obiettivo solo e soltanto quello di perpetuarsi “a difesa della
propria celebrazione”.
Che Fabrizio De Andrè appartenga a tutti, come più volte ha
affermato Dori Ghezzi, moglie del cantautore per 24 anni, è testimoniato anche
dal bel libro, pubblicato qualche tempo fa, postumo, che Don Andrea
Gallo, prete di strada e anarchico, come si definiva, oltre che fondatore
a Genova della “Comunità di S. Benedetto al Porto” ha scritto: “Sopra
ogni cosa – il vangelo laico secondo Fabrizio De Andrè – nel testamento di
un profeta” illustrato da alcune splendide vignette di Vauro. “I
miei vangeli sono cinque: Matteo, Marco, Luca, Giovanni e … Fabrizio.
Oltre ai quattro testi “canonici”, ho sempre un quinto
vangelo, quello secondo De Andrè”. Un grande riconoscimento, non soltanto
all’album “ La Buona Novella”, ma all’intera produzione di un
cantante-poeta le cui canzoni- poesie non moriranno mai perché, come ha detto
splendidamente Roberto Vecchioni, “ non hanno mai parlato del presente,
ma di un tempo sospeso, infinito” nel quale, però, è sempre presente
l’ansia di giustizia sociale e di libertà che in “ Anime salve”, l’ultimo album
prima della morte prematura, gli fa dire in “ Smisurata Preghiera : “Ricorda
Signore questi servi disobbedienti – alle leggi del branco – non dimenticare il
loro volto – che dopo tanto[4]
sbandare – è appena giusto che la fortuna li aiuti”[5].
Sino alla fine, schierato con le minoranze del mondo siano esse “rom”, zingari,
indiani, diversi, come “Princesa”, puttane come “Bocca di Rosa”.
Fabrizio De Andrè giustifica (Ma se capirai, se li cercherai fino in fondo – se non sono gigli, son pur sempre figli – vittime di questo mondo)6, non giudica i dannati del mondo, perché sa che il Dio di misericordia “il tuo bel paradiso – lo hai fatto soprattutto – per chi non ha sorriso” (Preghiera in Gennaio, 1967).
Papa Francesco, oggi, circa cinquanta anni dopo, dice: chi sono io per giudicare … Gesù fa festa con i peccatori e offre ai peccatori la grazia: io non sono venuto, infatti, a chiamare i giusti, ma i peccatori (Matteo,9.9.13). Chi si crede giusto, continua il papa, che si cucini nel suo brodo. Lui è venuto per noi peccatori, questo è bello.
Se c’è un buon Dio,
credo, come lui scrisse per Luigi Tenco, che ascolti la sua voce che ancora[7] canta
nel vento, Dio di misericordia vedrai sarai contento.
Beniamino Iasiello
[1] Ogni giovedì ci si incontra per affrontare e discutere problemi di “varia umanità secondo un calendario stabilito e i cui relatori sono gli stessi soci; il martedì vi è un corso di Inglese.
Un grazie per avermi accolto, con mia moglie, come un vecchio amico.
[2] LP del
1968
[3]
Khorakhanè, dal CD: Anime Salve. Khorakhanè è un sottogruppo del popolo Rome
significa; lettori del Corano.
[4] Smisurata Preghiera, da Anime Salve
[5] Smisurata Preghiera, da Anime Salve )
6) Da "Città Vecchia"
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