L'altro Garibaldi

 



                                                 


Poche settimane fa è stato pubblicato un lavoro di Virman Cusenza "L’altro Garibaldi" che  è quello ritiratosi nella sua Caprera e che si prende cura dei suoi agnelli, che zappa la terra, semina fave e pianta patate, che trasforma la sua proprietà in un’azienda agricola all’avanguardia e che soprannomina gli asinelli selvatici col nome dei sui nemici: Pio IX, Napoleone II, anche Immacolata Concezione. 

Che si appassiona agli innesti, studia le api, intrattiene una corrispondenza con la rivista milanese L’apicoltore e che acquista una innovativa “locomobile” che consente il passaggio dalla trebbiatura manuale a quella meccanica.

Inoltre sono elencate le sue avventure sentimentali che furono tante, così come tanti furono i figli;  certamente poco conosciuta è la storia con la contessina Giuseppina Raiomondi che ripudiò un'ora dopo averla sposata in quanto, subito dopo la celebrazione del matrimonio, il maggiore Rovelli, pare anch'egli innamorato gli passò un “pizzino” col quale  avvisava Garibaldi che Giuseppina aveva un amante. La contessna confermò la storia con il garibaldino capitano Caroli (1) e anche una maternità(2) appena agli inizi che, forse era stato il motivo per cui Giuseppina prima aveva rifiutato la proposta del generale per accettarla quattro mesi dopo ... andai su titte le furie, scriveccGaribaldi nelle sue memorie, la ripudiai e non la volli più vedere, neanche, quando tre anni dopo, venne a trovarmi a Caprera durate la mia convalescenza per il piede ferito.

 La storia che voglio narrare inizia in una biblioteca che frequentavo quando ero a Roma. Mentre guardavo la sezione dedicata al Risorgimento, vidi un libro che, a mio avviso, stonava in quel posto: La Ragazza di Marsiglia, scritto da Maria Attanasio. Pensai subito che fosse un giallo, ricordandomi de La ragazza nella nebbiaLa ragazza del treno … lo presi e iniziai a leggere le prime pagine che destarono subito una forte curiosità perchéé narrava di una donna che aveva partecipato alla spedizione dei Mille (1089 i verità). 

 Non ricordavo che una donna avesse parteciato alla spedizione garibaldina in Sicilia,  per cui,  pensai che fosse una storia ucronica dove l'autrice aveva costruito una storia alternativa, immaginando cosa sarebbe successo se .. invece era una storia reale dell'unica donna che partecipò attivamente alla Spedizione: Rosalie Montmasson, de Saint- Jorioz  di umili origini. 

Una protagonista del Risorgimento Italiano; fu la prima moglie di Francesco Crispi quando questi era considerato dalla monarchia Sabauda un pericoloso sovversivo.

Amica di Garibaldi, di Mazzini e di tanti altri personaggi di spicco del nostro Risorgimento, non era un’intellettuale, ma una lavandaia, all’occorrenza una stiratrice, una donna che si guadagnava da vivere col lavoro delle proprie braccia, ma che amava vivere libera perciò andò via da casa per non sottostare all’autorità paterna. Conobbe Francesco Crispi a Marsiglia e poi a Torino, con cui visse una lunga storia d’amore che sfociò nel matrimonio, 1854, che durò circa 25 anni. 

Lavorava per sé e per mantenere il futuro Presidente del Consiglio che, come seguace e amico di Giuseppe Mazzini, era continuamente sorvegliato dalla polizia borbonica e anche da quella inglese; il loro matrimonio durò fino al 1878, quando Crispi, avvocato di fama, e protagonista incontrastato della vita politica italiana si sposò con una aristocratica e per questo fu accusato di bigamia.

Accusa che se veniva provata avrebbe troncato la splendida carriera politica di Crispi, ma grazie a documenti, relativi al primo matrimonio, scomparsi, che attestavano la veridicità dello stesso, una sentenza del tribunale di Roma, politica, non veritiera, dimostrò che il primo matrimonio non era valido.

Rosalie, in una lettera scritta al Presidente del Consiglio Benedetto Cairoli, un reduce dei “Mille” che la conosceva bene, chiese che le venisse concessa di aprire un botteghino del lotto e raccontava che l’uomo al quale mi son completamente dedicata in tutte le vicissitudini della mia vita, oltre alla mortale offesa che non starò qui a ricordare, mi intima di non firmare col nome col quale io ho diritto per il sacramento del matrimonio e che ho portato per venticinque anni; egli mi obbliga a lasciare Roma e non prendere residenza in tutti i luoghi in cui a lui piacerà abitare, preferisco lasciarmi morire d’inazione

Rosalie, l’eroina della battaglia di Calatafimi, rinunciò a difendersi perché l’amore che nutriva per, Fransuà, come chiamava Francesco, era enorme per cui preferì scomparire dalla vita pubblica.        

Nei confronti dell’unica donna che partecipò alla Spedizione fu operata una rimozione sia dallo stesso Crispi nell’ autobiografia “Crispi - Per un antico parlamentare”, sia dagli storici del tempo che miravano a limitare o far dimenticare la grande epopea garibaldina e la combattente che a Calatafimi, incurante di essere colpita, espose il suo petto alle palle del nemico, risalendo la collina fino in prima linea per soccorrere feriti e moribondi. ”l’angelo” della giornata che, Giacomo Bonafede, definisce memorabile esempio di eroismo e abnegazione, il cui nome resterà per sempre nella memoria collettiva. Rosalie Montmasson il tuo nome non morrà, esso appartiene alla storia le future generazionipiù grate che non la presente ti onoreranno di lodi, ti coroneranno di gloria.

Rosalie fu condannata alla damnatio memoriae, anche se, nel 1904, quando morirà, sulla lapide del loculo, messo a disposizione dal Comune di Roma nel cimitero del Verano, si legge la seguente incisione:

Prima moglie di Francesco Crispi/ con lui cospirò per l’unita della patria/ con lui partecipò alla leggendaria Spedizione dei Mille/ Unica donna nella legione immortale/ Ne divenne l’eroina/ Godette la fiducia di Mazzini e l’amicizia di Garibaldi/ Esempio alle donne italiane/ di maschie virtù pubbliche di gentili virtù domestiche.

Dopo di ciò più niente. Oblio totale, nessun testo storico ufficiale ha citato mai il contributo dato da questa donna che sacrificò tutto per la causa dell’Italia unita che, però, diversamente da Crispi (fervente mazziniano e poi monarchico), era repubblicana, perché fedele sempre all’insegnamento Mazziniano in quanto le mani che reggono la penna o il ferro da stiro restano ugualmente mani; la differenza sta nel cuore e nella mente che le animano e Amalie Montmasson, la fiera savoiarda,  era  nata alla libertà e all’indipendenza anche perché convinta che rispetto non è obbedire

Come è possibile che prima dell’uscita di questo libro quasi nessuno conoscesse la figura di Rose Montmasson che Garibaldi volle che facesse parte della Spedizione e a cui consegnò una medaglia come a tutte le camicie rosse che avevano combattuto contro i Borbone nell’Italia meridionale.

 Forse perché la Storia è scritta dal vincitore che è sempre di genere maschile, e che, volutamente,  dimentica o rende insignificanti il coraggio, la passione, la forza d'animo, l'intelligenza e una forza d'amare di cui il maschio difetta e che spesso accompagnano e a volte determinano gli avvenimenti storici, come ad esempio, la figura  della contessa di Castiglione(3 e l'importanza che ha avuto nel corso del nostro Risorgimento. 

                                                              

 1)   Il capitano Luigi Caroli, malvisto e messo da parte dai garibaldini, andò a combattere per l'indipendenza della Polonia; catturato  dai russi morì in Siberia.

 2) Il figlio nacque morto. 

 3) Argomento interessante di cui scriverò una delle prossime volte.

                                                                                  Benamino Iasiello                      

 

    

 

 

Commenti