Solo nostalgia? Chissà!
Altre emozioni
nella vesione recitata da Paolo Stanziani sulle note de La canzone dell'amore perduto
Quando si
parla di cantautori, il pensiero vola subito agli anni sessanta con De Andrè,
Guccini, Gino Paoli, Lucio Dalla il mai dimenticato Luigi Tenco, che portarono
testi più poetici e riflessivi nella canzone italiana. Di altri, come Umberto Bindi, Sergio Endrigo
sembra essere stati delle meteore, nonostante il grande successo, meritato, che
ottennero in quegli anni.
Umberto
Bindi scrisse e cantò canzoni splendide come Il Nostro Concerto, La
Musica è Finita, per Ornella Vanoni, Il Mio Mondo, un successo
internazionale, che non servì a far dimenticare la sua omosessualità o la
partecipazione al festival di Sanremo dove si presentò con un vistoso anello al
dito e con una pelliccia di foga foderata di visone. Forse nessuno più lo
ricorda per le bellissime canzoni regalateci, ma tanti soltanto per la sua
diversità che, in quegli anni, e non solo, era scandalo agli occhi dei ben
pensanti.
Ricordo che, quando i “mostri sacri” erano ancora poco conosciuti, Sergio Endrigo aveva enorme successo e scalava la hit – parade con canzoni come Io che amo solo te, a cui io ero particolarmente legato: era il 1962 e frequentavo la 5^ Ginnasiale, e avevo l’abitudine di studiare con la radio come sottofondo, per cui quando venivano trasmesse le prime note di “Io che amo solo te”, la mia mente si liberava dalle ostiche e fredde regole grammaticali del latino e del greco per lasciarsi trasportare in un mondo di pure emozioni, per rincorrere sogni ed amori adolescenziali per sempre, per immaginare nuovi cieli e nuove terre.
Una
canzone splendida, tra le più belle di quegli anni, e non solo se in anni
recenti è stata coverizzata da cantanti come Fiorella Mannoia, Marco Mengoni,
Gianna Nannini e riconosciuta dal critico musicale Gino Castaldo come uno
dei capolavori assoluti della canzone italiana.
Tante le
canzoni di successo e amate dal pubblico di ogni età: La Canzone della Libertà,
Maddalena, Via Broletto, Ci vuole un fiore, Lontano dagli occhi, La Rosa Bianca
(musica Endrigo e testo di Josè Marì,
grande poeta cubano, considerato un eroe nazionale), L’Arca di Noè, Mani bucate,
Canzone per te[2], e tante
altre ancora.
Sergio
Endrigo è stato il cantante dei sentimenti, degli amori finiti ai quali si
guarda con nostalgia, ma che niente vieta che possano ritornare … una
storia come prima e oggi tu credi ancora nella poesia - ti
svegli e già sorridi pensando a lei - con te ritorna la
gioventù e l’allegria.
E’ stato
anche un cantautore impegnato, engagè, come si diceva allora, affrontò
questioni di carattere sociale, ambientale (L’Arca di Noè), scrisse
contro la guerra (Girotondo intorno al mondo). Con “La ballata
dell’ex” cantò della delusione dei partigiani che non vedevano realizzati
gli ideali per cui avevano combattuto: ma i tuoi - compagni oramai -
non ci sono più – son tutti al ministero o alla tivvù - ci fosse un cane - a
ricordare che – andava per i – boschi con due mitraglia e tre bombe a mano.
Importanti
collaborazioni furono quelle con Gianni Rodari, col premio
Nobel Eugenio Montale e col poeta brasiliano Vinicius
de Moares con cui realizzò uno straordinario disco: La vita,
amico, è l’arte dell’incontro; ed ancora con musicisti come Toquinho,
Luis Bacalov che vinse l’Oscar per la colonna sonora de “Il Postino” ,
ma che fu denunciato dal cantautore di Pola a denunciarlo perché riteneva che
fosse stata riprodotta da un suo testo: Le mie notti.
Dopo una
causa durata diciotto anni, e ad otto dalla morte di Sergio Endrigo, Luis
Bacalov riconobbe la copaternità della musica de “Il Postino”
a Sergio Endrigo che, postumo, vinse il suo Oscar!
Nel lontano
1965, ebbe l’ardire di scrivere una canzone come “Teresa” che
fu subito censurata dalla RAI e condannata dai “difensori” della morale
pubblica: cantava di una ragazza, non più illibata, che era amata perché libera
da pregiudizi: amare come sai tu - non sa nessuna- non devo perdonarti
niente - mi basta quello che mi dai. Era difficile, per meglio dire,
vietato, parlare di sesso, scisso dall’amore, in maniera quasi
spregiudicata[2] … Teresa non sono stato io il
primo, nemmeno l’ultimo lo sai? Lo so[3].
Cantante e
musicista poliedrico che di diritto occupa un posto preminente nella storia
della musica italiana per l’eleganza e la forza insieme delle sue canzoni che,
spesso sono vere e proprie poesie; senz’altro Sergio Endrigo può essere
annoverato tra i più grandi cantautori – poeti italiani di sempre e tra coloro
che per prima hanno sperimentato la forma della canzone – poesia. Ed è con una
di esse, Altre emozioni, splendida anche nella versione di Sergio
Cammariere o Simone Cristicchi, una sorta di testamento esistenziale,
che concludo queste riflessioni sparse sulla
canzone degli anni Sessanta.
Una poesia –
canzone, forse poco conosciuta, pubblicata nel 2002, pochi anni prima che
morisse nel 2005, e di cui voglio riportarne il testo perché, veramente
stupendo.
Altre
emozioni:
Siamo
arrivati fin qui un po’ stanchi
e affamati
di poesia.
Le mani
piene d’amore
che non
vuole andare via.
Abbiamo
vissuto e fatto figli,
Piantato
alberi e bandiere,
Scritto
mille e più canzoni
Forse belle
forse inutili.
Altre
emozioni verranno
te lo
prometto
amica mia.
E siamo
arrivati fin qui a cantare
per chi vuol
sentire,
abbiamo
vissuto all’ombra
di troppe
false promesse.
Oggi è tempo
di pensare,
oggi è tempo
di cambiare,
ancora
cerchiamo e camminiamo
sognando
negli occhi
di donne e
di uomini.
Altre
emozioni verranno
te lo
prometto
amica mia.
Abbiamo
attraversato i deserti dell’animo
e mari grigi
e calmi della solitudine;
abbiamo
scommesso sul futuro,
abbiamo
vinto e perso con filosofia.
Altre
emozioni verranno
Te lo
prometto
Amica mia.
E sono
arrivato fin qui,
con questa
faccia da naufrago salvato
e questo
pigro andare da zingaro felice;
valigie
piene di ricordi,
amici persi
e ritrovati,
qualche
rimorso e pentimento,
senza
rimpianti e nostalgie.
Altre
emozioni verranno
te lo
prometto
amica mia.
Altre
primavere verranno
non di solo
foglie e fiori,
ma una
stagione fresca
di pensieri
nuovi.
Altre
emozioni verranno
Te lo
prometto,
Amica mia …
Il testo riflette la sensibilità emotiva di
Endrigo, in cui la vita quotidiana, le relazioni e le esperienze passate si
fondono in una sorta di introspezione lirica e trasmette, con delicatezza, la
certezza di nuovi sentimenti e stagioni interiori raccontate attraverso parole
poetiche e melodia intima. Sembra una sorta di romanzo poetico in forma
musicale, in cui le canzoni esplorano la memoria, la solitudine, forte, però
della promessa in un futuro che porta con sé nuove emozioni.
Beniamino Iasiello
[1] Francesco De Gregori: Bufalo Bill
[2] Partecipò,
per la prima volta, nel 1966, al festival di San Remo che, poi, vinse due anni
dopo con “Canzone per te”; in quella occasione, Adriano Celentano che
era arrivato terzo con “Canzone”, scritta da Don Backy, abbandonò il
teatro perché non riconobbe quella canzone come la migliore del festival. Il
cantautore non rispose, ma quando, qualche anno dopo, Celentano vincerà il
festival con Chi non lavora, non fa l’amore, il
compagno Endrigo, fortemente risentito, disse che era inaccettabile la vittoria
di una canzone “crumira” quando il Paese stava vivendo momenti di
grande tensione a causa dell’ondata di scioperi che si svilupparono a partire
dal 1969: periodo conosciuto come l’autunno caldo.
[3] 55 anni
fa la nostra era una società clericale e bigotta che non faceva sconti a
nessuno e bastava poco per essere emarginati dal consorzio civile, per essere
messi all’indice.
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