Methathesiofobia



… è’ la paura del cambiamento.

L’ intelligenza artificiale fa veramente paura? Sembrerebbe di si, stando alle profezie dei tanti che già vedono l’uomo schiavo dei “costruttori della repubblica tecnologica” (alleanza tra Occidente e Silicon Valley).

Tutte le volte che l’uomo è scosso nel profondo dai progressi della tecnica è preso dalla paura del cambiamento; scatta una reazione emotiva rispetto a mutamenti epocali che mettono in discussione il mondo così come lo si conosce. Se poi alla luce di queste straordinarie trasformazioni si aggiunge la Cassandra di turno, allora davvero sembra che l’esistenza umana stia per essere rinchiusa in un recinto dal quale diventa difficile uscirne: l’uomo diventa prigioniero di un sistema globale che annulla completamente la sua libertà e, quindi, la sua umanità e dignità.

Il cambiamento comporta ansia, insicurezza, precarietà, perdita del lavoro perché si teme di essere sostituti dalle macchine[1]; eppure dovremmo essere assuefatti al cambiamento che è una costante della vita umana, nonostante ciò, ogni qualvolta siamo investiti da grandi rivoluzioni, la reazione immediata è un moto di timore e tremore.

Da sempre il cambiamento rivoluziona la nostra esistenza, a partire, per citarne una, dalla scoperta della scrittura; il filosofo Platone in un suo “dialogo”, Il Fedro, attraverso il mito di Teuth e l’invenzione dell’alfabeto e della scrittura, che ritiene inferiore all’oralità, diceva che: scrivere nell’acqua nera equivale a palare al vento, cioè a fare qualcosa di perfettamente inutile, mentre i discorsi sono semi gettati nell’animo  in quanti finirebbe con l’indebolire la memoria e dare solo l’illusione del sapere

Sappiamo, poi come è andata!

Le grandi trasformazioni degli ultimi 150 anni  possono essere così riassunte:

la prima: tra il 1760 e il 1830 circa, quando si passa da un’economia su base agricola a una manifatturiera che poggia sull’energia meccanica con l’introduzione della macchina a vapore;

la seconda: dalla seconda metà dell’Ottocento alla prima guerra mondiale, con l’introduzione del petrolio, dell’elettricità, della chimica industriale;

la terza: dagli anni Settanta del Novecento con l’avvento della rivoluzione digitale: informatica, internet;

la quarta: quella digitale, a partire dagli inizi del secolo XXI, caratterizzata dall’ AI, dalla robotica che richiedono sempre nuove competenze e adattamenti continui. 

 Credo che ogni rivoluzione rappresenti un punto di arrivo e di partenza per nuovi traguardi che porteranno sempre nuovi cambiamenti fin quando l’uomo farà parte del creato.  Perché allora questa paura, quasi incontrollata pe l’A I?   

Forse, come dice Altman[2], perché essa non è uno strumento di cui servirsi, ma è un dispositivo, una forma di vita capace di generare contenuti simbolici indistinguibili da quelli umani che rischia di sostituirsi alla facoltà che ha definito la specie umana: il pensiero – linguaggio.

 Come difenderci? Coltivando il pensiero critico, la capacità di scrivere, valutare, immaginare, sognare, non accettare passivamente il paradigma tecnocratico nel quale < l’efficienza diventa misura del valore> che sembra, essere diventato il leit motiv di personaggi decisi a sviluppare l’intelligenza artificiale alla massima velocità possibile, senza controlli, regole, vincoli da rispettare.

Subire l’ IA significherebbe venir meno al proprio essere umani che resta il momento centrale dell’umanesimo che non può essere superato, come scrive Papa Prevost, da nessun transumanesimo o postumanesimo, perché <la vera alternativa non è tra entusiasmo e paura, ma tra un progresso che serve la persona e i popoli, oppure un progresso che li piega a logiche di potere>, a una volontà di potenza con cui manipolare e dominare l’intero creato: costruire una nuova Babele che rivela il limite di ogni costruzione fondata sull’orgoglio o ricostruire le mura di Gerusalemme attraverso la responsabilità condivisa di tutto il popolo?

Non è un caso se il papa Leone XIV con la sua prima enciclica “Magnifica Umanità”, 135 anni dopo la “Rerum Novarum[3]”, rimette al centro della riflessione un’umanità che ha il compito di dare forma al proprio tempo, alla propria storia come luogo in cui la dignità di ogni persona sia custodita, la giustizia promossa e la fraternità resa possibile nel tempo dell’intelligenza artificiale in cui l’essere umano ha bisogno di quella cura che solo l’essere umano può dare.   

Il Papa di fronte alle sfide di un mondo che sta cambiando profondamente a causa di guerre, di una povertà smisurata di tanta parte del nostro globo, di una povertà educativa che continuamente cresce e, soprattutto, rispetto alla minaccia portata dall’IA che  tocca      diritti, opportunità, reputazione, libertà che rischiano di essere affidate completamente a sistemi automatizzati che non conoscono la compassione, la misericordia, il perdono, col rischio di produrre, come ripetuto spesso da papa Francesco  nuove forme di scarto.

Con la sua prima enciclica, Leone XIV ha avvertito il bisogno di definire compito e ruolo della Chiesa nel mondo al tempo dell’intelligenza artificiale avendo come guida il Vangelo; tratta dei principi della dottrina sociale, della grandezza della persona umana,  della cultura della potenza e della civiltà dell’amore nell’era digitale, dove il controllo dei dati non è appannaggio degli Stati, ma di protagonisti economici e tecnologici che regolano l’accesso, la visibilità e la possibilità di partecipazione.

Quando un potere di tale portata si concentra in poche mani, tende a farsi opaco e sfuggire al controllo pubblico che mira al bene comune che solo può dare vita a un popolo inteso non come semplice somma di individui, ma come realtà viva in cui le persone imparano a riconoscersi legate le une alle altre perché lavorare insieme alla ricerca del bene di tutti significa avere un progetto condiviso.

 La voce del Papa si erge forte in un mondo dove l’istanza morale sembra essere scomparsa perché  ritenuta insignificante e di nessuna utilità per una società che mira a soddisfare solo l’hic et nunc dimenticando che  dopo di noi, ci saranno i nostri figli, i nostri nipoti altre generazioni ancora alle quali avremmo dovuto lasciare una terra più sana e pulita da coltivare. [4]Una sorta di ecologia morale, un insieme di valori laddove cittadini, ambiente e istituzioni mirino alla costruzione del bene comune.

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                                                Beniamino Iasiello

 

 



[1] Il luddismo fu un movimento di protesta degli operai inglesi all’inizio del XX secolo che consisteva nel sabotare e distruggere i macchinari industriali che ritenevano responsabili della disoccupazione e de drastico calo degli stipendi.

[2] Sam Altman è cofondatore e CEO di Open AI, l’azienda che ha lanciata la Chat GPT.

[3] Fu scritta da papa Leone XIII nel 1891 come risposta alle grandi trasformazioni economiche e sociali dovute alla rivoluzione industriale di fine Ottocento. Fondando, in tal modo, la moderna dottrina sociale della Chiesa.Rerum Novarum il 15 maggio del 1891 e, 135 anni dopo, 15 maggio del 2026 Magnifica Umanità.

[4]  Sono le parole che Tolkien fa dire a Gandalf, Signore degli Anelli e riprese dal Papa nell’enciclica Magnifica Umanità.

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