Le "Notti" della Repubblica
Alcuni giorni fa, nell’incontro settimanale, tenutosi a S. Giorgio del Sannio, degli iscritti alla 3^ università, si è parlato della nascita della repubblica del 2 giugno 1946. Ha introdotto i lavori il Preside Giuseppe Collina e successivamente ho esposto alcune considerazioni in merito, partendo dall’affermazione che la nascita della Repubblica rappresenta il punto di arrivo e di partenza di una nazione che dopo essere passata attraverso il ventennio fascista e una guerra, in fondo persa, incominciava a respirare una nuova aria che profumava di libertà.
Partecipazione
alla vita politica con l’irrompere delle donne nella società che, per la prima
volta, potettero dispiegare liberamente tutta la loro forza e intelligenza che,
oggi le hanno portate a raggiungere posizioni apicali in tutti i campi e, anche,
a sfondare il soffitto di cristallo in politica; molto resta ancora da fare
però: soprattutto essere vigili rispetto alle tendenze regressive in atto.
E ciò ci ricorda
che la libertà, la democrazia non sono acquisite una volta per tutte, ma vanno
difese ogni giorno con l’esempio e il sacrificio, se necessario, da parte di
tutti.
Il 2 giugno
1946: nasce la Repubblica. Ma come si arriva a questo storico risultato?
Attraverso i dieci giorni più agitati e pericolosi di quell’inizio di giugno
del 1946.
Il punto di
partenza certamente è da cogliere nella fatidica data dell’8 settembre, quando,
con l’armistizio di Cassibile il governo italiano, riconosciuta
l’impossibilità di continuare l’impari lotta … ha chiesto un armistizio si
credette che la guerra fosse finita, per cui si poteva tornare a casa[1].
Le forze politiche che un po' alla volta iniziano ad organizzarsi, formarono
subito il Comitato di liberazione nazionale (CLN) che tenne insieme tutti i
partiti[2]
con due obiettivi prioritari: la lotta per liberare l’Italia dal nazifascismo e
la riforma costituzionale dopo la svolta di Salerno con la quale Togliatti dà
la direttiva che della forma istituzionale se ne sarebbe parlato a fine guerra.
Per la
scelta istituzionale si votò il 2 e 3 giugno, ma la fase dello scrutinio fu
molto elaborata e, come un vero thrilling, riservò parecchi colpi di scena.
Chiaramente
lo scrutinio avveniva molto lentamente, le notizie erano poche, ma il 4 giugno incominciarono a circolare alcune
voci che attribuivano alla Monarchia un grosso vantaggio tanto che De Gasperi in
una lettera al ministro della real casa, Falcone Lucifero, fece trasparire un
cupo pessimismo: anche se Romita[3]
ritiene che si possa ancora vincere, io personalmente non credo si possa –
sic stantibus rebus, giungere a tale conclusione.
Ma il giorno seguente iniziò ad affluire il voto del Nord che non solo riequilibrò il voto del Sud, ma portò alla vittoria della Repubblica. Erano notizie che non potevano non essere annunciate, anche perché già vi erano state indiscrezioni giornalistiche, per cui il 5 giugno il ministro degli Interni indisse una conferenza stampa in cui annunciò la vittoria della democrazia.
E mal gliene
incolse, si potrebbe dire, perché i monarchici spostarono la questione su di un
piano strettamente giuridico, per cui un gruppo di giuristi padovani presentò
un reclamo alla Corte Costituzionale, 8 giugno, con il quale sostenevano che per
vincere, era necessario ottenere non un voto in più, ma la metà più uno dei
votanti.
Il 10 giugno, la Corte si esprime, ma comunica solo i voti ottenuti per ogni circoscrizione che assegnavano la maggioranza alla Repubblica, riservandosi in una nuova seduta di pronunciarsi sui ricorsi presentati.Era necessario un’ulteriore adunanza in cui stabilire definitivamente anche in merito ai ricorsi presentati.
A questo punto, il re comunicò che, non essendoci risultati compiuti, sarebbe stato disponibile al passaggio dei poteri soltanto dopo l’avvenuta proclamazione ufficiale. Intanto gli animi diventavano sempre più caldi al punto che l’11 giugno a Napoli vi fu una sommossa che causò 9 morti nell’assalire la sezione del PCI di via Medina.
Il rischio di un colpo di stato (il ministero degli
interni era inaccessibile per la presenza di soldati, carabinieri e rotoli di
filo spinato che ne delimitavano il perimetro di accesso) era reale; In questo
clima incandescente, nella notte tra il 12e 13 giugno, il Consiglio dei
ministri decise che in base ai risultati comunicati della Cassazione venivano
conferite al presidente del Consiglio le funzioni di capo dello Stato.
Rispetto a un
atto del tutto arbitrario, molti consigliarono al re di non demordere, ma il re
Umberto, il 13 giugno, dopo aver accusato il governo di aver operato un vero e
proprio colpo di stato, in quanto aveva assunto, con atto unilaterale dei
poteri che non gli spettavano, per evitare altro sangue che certamente sarebbe
sato versato, preferì andare in esilio.
Soltanto il
18 giugno, la Corte di Cassazione ufficializzò la vittoria della Repubblica con
12.717.923 voti contro gli 11. 998.639 della Monarchia.
Ottanta anni
dopo cosa resta di quel tempo eroico in cui l’Ialia si mise in cammino? Una
storia di grande intelligenza e passione che la portò, in un quindicennio, a
diventare un grande paese che ricostruì un sistema economico devastato, portò
avanti grandi realizzazioni come l’autostrada del sole che avvicinava il Nord
al Sud, diventò protagonista in Europa, non si piegò di fronte alle grandi
tragedie naturali, terremoti, nubifragi, anzi strutturò un sistema di
protezione civile invidiatoci da tutti.
Ma è stato
anche il paese degli anni di piombo” attraversato da 7 stragi, due tentativi di
colpo di Stato, 22 magistrati e 11 giornalisti uccisi, un uomo di Stato
sequestrato e giustiziato, 500 persone uccise dai terroristi. Anni tremendi
superati con la certezza che non si poteva, né si può, tornare indietro perché
i diritti acquisiti che hanno accompagnato la crescita della nostra società non
sono negoziabili perché patrimonio di tutti.
Beniamino Iasiello
[1] Chi non
ricorda il film “Tutti a casa” con un bravissimo Alberto Sordi
[2] La
svolta di Salerno di Togliatti aiutò la costituzione di un fronte unito nella lotta al fascismo.
[3] Giuseppe Romita: Ministro
degli Interni
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