Sreets of Minneapolis
Francesco De Gregori
Bruce Springsteen
Siamo un
paese duale pronto a dividerci su ogni argomento, su ogni affermazione che
grazie alla cassa di risonanza dei social diventa subito virale per poi
esaurirsi, più o meno subito, perché oggi le notizie anche quelle più gravide
di conseguenze vivono nello spazio d’un mattino.
De Gregori è un cantautore che con le sue
canzoni ha occupato un posto importante nel panorama musicale italiano: Generale,
La donna cannone, Rimmel, Buffali Bill, Viva L’Italia e tante altre, per le
quali rientra a pieno titolo nella eletta schiera di artisti che hanno segnato, musicalmente la
seconda metà del Novecento.
Alcune sue
affermazioni, qualche settimana fa, hanno suscitato polemiche e critiche
soprattutto da parte di chi ricorda “A pa” scritta nel 1978 per
ricordare Pier Paolo Pasolini, di cui disse che è l’uomo che rischia, è
l’uomo che non ha paura dell’impegno civile, è l’uomo che non si lega mai alle
idee politiche in modo strumentale. E si rammaricava soltanto di averlo conosciuto
molto tardi.
Sono passati
molti anni e ognuno ha il dritto di rivedere le proprie posizioni e oggi dice
che non capisce chi vuole schierarsi in maniera così netta e apodittica su
questioni internazionali, di guerra, perché tutto ciò che ci sta intorno va
analizzato con estrema cura. Non mi sento di prendere posizione su Gaza,
Israele o Iran, un uomo di spettacolo non ha titoli.
Ma dopo
oltre 4 anni di guerra tra Russia e Ucraina, dopo le immani tragedie che ancora
si stanno consumando sotto i nostri occhi: Gaza, Kiev, il 7 ottobre di Israele,
il Libano, l’Africa sub Sahariana, solo per citare quelle più macroscopiche…
c’è ancora bisogno di riflettere con estrema cura!
Per carità,
De Gregori ha tutto il diritto di riflettere altri 4 anni e poi avvertire che
ha bisogno ancora di altri 4 anni, in nome della riflessione e della libertà di
espressione che è fondamento di uno stato democratico; ma che diritto ha lui di
criticare chi la pensa diversamente come Bruce Springsteen[1]
che canta la sua tristezza, la sua angoscia per come l’America sta deragliando
dall’ordine democratico col rischio di precipitare, con l’ annullamento delle
grandi conquiste fatte nel campo dei diritti civili, e non solo, in un tunnel di ancestrali e bui ricordi del passato.
De Gregori dice
che lui non fa proclami, non dà lezioni visto che anche io ho le idee confuse,
il mio pensiero non è totalitario e non voglio dare né prendere lezioni da
nessuno, tanto meno da un uomo di spettacolo, Che titoli ha per farlo? Ma essere artisti non significa
dimenticare che, prima di tutto, si è umani! Bruce Springsteen canta la sua visione del
mondo, non impone nulla, vuole essere presente nella vita del suo paese e del
suo tempo; compito a cui De Gregori sembra essere contrario: ma parli per sé,
non critichi gli altri.
Non si può giustificare
tutto con un verso di Walt Withman[2]:
contengo moltitudini che
non annulla, credo, un’etica personale basata su valori, empatia, ragionamento,
per cui la guerra, la morte di milioni di persone, tra cui tanti bambini, di
stupri dove ancora una volta la donna è degradata a cosa, possano rientrare
in quel contengo moltitudini che così inteso si configura come la notte
in cui tutte le vacche sono nere di hegeliana memoria.
Sono
vasto, contengo moltitudini non significa sospendere la capacità di scegliere tra il bene e il male.
Forse De
Gregori si è così immedesimato nel ruole dell’artista da dimenticare che prima
di tutto è un uomo e come tale ha il diritto, se vuole, di esprimere
giudizi, far conoscere il suo pensiero, dare la sua visione della società che
non significa imporre niente a nessuno, ma dare la possibilità a chi ascolta di
riflettere su di un ulteriore punto divista.
Martin
Luther King, rispetto ai fenomeni di violenza derivate dalle lotte per
l’integrazione degli anni Sessanta del Novecento, affermò che a spaventarlo non
era la violenza dei cattivi, ma l’indifferenza dei buoni che porta al
silenzio che è ciò a cui brama il Potere. Qualunque esso sia!
Beniamino Iasiello
[1] Bruce Springsteen, subito dopo i fatti di Minneapolis, ha scritto una
canzone, Streets of Minneapolis, di protesta contro Trump e la
sua polizia, ICE, che uccise due persone suscitando la reazione e il
forte sdegno dei cittadini e di milioni di persone nel mondo.
[2] Walt Withman, uno dei più grandi poeti americani e il
verso sopra citato è il passaggio più famoso di Canto di me stesso.
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