Bocca di Rosa = prostituta


                                          Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers


 Era il 1967 quando Fabrizio De Andrè pubblica un 45 giri con Via del Campo, il cui lato “b” portava Bocca di Rosa, ispirata dalla canzone Brave Margot  del 1952 di George Brassens, cantautore francese che rappresentò un momento centrale della formazione de andreiana e di cui tradusse alcune canzoni in italiano [1] .  

Per quelli che erano i canoni del tempo, la vulgata operò subito la seguente identificazione: Bocca di Rosa = prostituta[2]. D’altra parte, in un’Italia ancora sotto il peso da una morale perbenista – borghese, una canzone che cantava di una donna libera da pregiudizi e che viveva la propria sessualità come una libera scelta, con consapevolezza, così come era per gli uomini, non poteva che destare scandalo. La canzone fu censurata in alcune strofe che De Andrè cambiò[3]

Faber era tropo avanti per la società italiana di quel tempo che risentiva l’influenza di una chiesa pervasiva e di una politica che ancora non si affacciava alla tematica dei diritti, oltre a risentire ancora del peso enorme del codice penale fascista e di un diritto di famiglia assoggettato al più bieco paternalismo e che sarà riformato nel 1975[4] con l’introduzione dei principi costituzionali di uguaglianza e parità morale , la parità tra i coniugi, la comunione dei beni, la potestà genitoriale. Senza dimenticare il matrimonio riparatore!

De Andrè, nel 1996, commentando un articolo di giornale, che aveva considerato Bocca di Rosa come prostituta, protestò contro tale interpretazione dicendo che: Bocca di Rosa è molto arrabbiata, lei non è una prostituta. D’altra parte il cantautore l’aveva chiarito con i suoi versi quando dice “c’è chi l’amore lo fa per gioco – chi se lo sceglie per professione – Bocca di Rosa né l’uno né l’altro - lei lo faceva per passione.

Ecco lo faceva per passione perché  Le viveva la propria sessualità in piena libertà, fuori da quelli che erano gli schemi e le convenzioni del suo tempo.

Ma chi era Bocca di Rosa?

Ci sono più versioni, ma, forse, quella più attendibile riguarda una ragazza di nome Maritza <un’istriana bionda, alta, dalla freddezza bella che da quando era arrivata a Genova per togliersi la voglia di Fabrizio e ridimensionarne il mito, si era fatta quasi tutti i suoi amici, senza curarsi di ciò che gli altri chiamavano reputazione>[5].

Sono passati circa 60 anni dal primo ascolto della canzone e circa 20 da quando iI dizionario Treccani registrò il neologismo Bocca di Rossa = prostituta e … bene, dalla Treccani fanno sapere che nel prossimo vocabolario sarà aggiunta un ulteriore interpretazione: per Bocca di Rosa potrà intendersi sia prostituta che “donna libera”.

 Non si può cancellare prostituta perché, quando certe parole entrano nell’uso comune, diventa difficile tornare indietro, per cui quei sessanta anni di fraintendimenti se li porta dietro come un fardello ineliminabile.

Questo episodio che sembrerebbe minore assume un aspetto centrale se rapportato  all’uso delle parole che facciamo perché esse forgiano un’epoca; infatti Bocca di Rosa entrò a far parte della categoria delle prostitute perché per quel tempo era l’unica che si avvicinasse al concetto di libertà sessuale.

D’altra parte le parole sono espressione del pensiero dominante di una certa epoca, e non definiscono semplicemente la realtà, ma formano anche il modo in cui essa viene percepita. 

Forse Bocca di Rosa diventerà una donna libera, ma sarà difficile separare non pensare che la sua sorte sia stata segnata una volta per sempre in quei formidabili anni Sessanta[6]

 

                                                                           Beniamino Iasiello



[1] Marcia nuziale, Le Passanti, Il Gorilla

[2] De Andrè non ha mai usato il termine prostituta nelle sue canzoni, ma sempre quello di puttana che ha descritto con rispetto e senza alcun giudizio morale. Proprio in via del Campo rovescia la morale borghese per cantare che dai diamanti non nasce niente – dal letame nascono infiori. Oppure la Canzone di Marinella  di cui ne reiventa la vita e ne addolcisce la morte. Oltre alla celeberrima Carlo Martello torna dalla battaglia di Poitiers, scritta con Paolo Villaggio dove si passa da un tono epico iniziale a quello plebeo delle ultime strofe.

[3] Soprattutto la strofa relativa ai CC

[4] La riforma del diritto di famiglia era stata preceduta dalla Legge del 9 febbraio del 1963 che consentiva alle donne di accedere a tutte le cariche pubbliche, compresa la Magistratura.

[5]  Fabrizio De Andrè - Alessandro Gennari: Un destino ridicolo

[6] Libro scritto da Mario Capanna 

 

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