Il Drago Rosso (1)
Il Drago Rosso
Era il 1938 quando Heinrich Himmler, numero due della Germania Nazista, si recò a S. Giorgio del Sannio, dove fu ospite di Arturo Bocchini che era il capo della polizia italiana. Una strana amicizia, come qualcuno l’ha definita, perché non vi erano personalità più diverse tra loro, come quelle dei due capi della polizia italiana e tedesca”.
Il Drago Rosso è una interessante e meritevole
pubblicazione dei fratelli Vergineo, Giancarlo, docente di Materie
letterarie e Latino, e Pierluigi , medico, pubblicista, criminologo, che, nel
riprendere un saggio scritto dal padre, Gianni, come introduzione
per un lavoro di Pietro Zerella del 2002 dal titolo Arturo Bocchini
e il mito della sicurezza (1926 – 1940), hanno messo a confronto le
concezioni diverse che erano alla base dell’ agire politico di Bocchini e
Himmer, e le radici lontane del nazismo che affondavano nel mondo del mito e
del simbolo con l’elaborazione di una liturgia che avrebbe permesso al
popolo di partecipare.
Furono proprio i miti e i culti dei primi movimenti di
massa che diedero al fascismo una base dalla quale operare e lo misero in grado
di rappresentare una alternativa alla democrazia parlamentare. In tanti videro,
come scrive Renzo De Felice, nelle tradizioni di cui parlava il fascismo, una
possibilità di partecipazione politica più vitale e
significativa di quella offerta dall’idea borghese di democrazia parlamentare.
Ma chi era Arturo Bocchini? Era nato a S. Giorgio La
Montagna[2] nel 1880 dove il padre Ciriaco,
medico e proprietario terriero, già sindaco del Comune dal 1856 al 1860 durante
il regno borbonico, era il rappresentante di una delle famiglie più
importanti di S. Giorgio, insieme con quella dei Nisco.
Si laureò a Napoli in Giurisprudenza e intraprese la
carriera prefettizia: fu prefetto a Brescia e Bologna fino a che Mussolini lo
volle come capo della polizia (1926), addetto alla sua sicurezza personale.
Un potere enorme che ebbe sino al 1940 quando all’improvviso morì.
Indro Montanelli racconta nelle sue memorie che,
ritornando dalla guerra in Spagna nel 1937, passò per Parigi dove, in Boulevard
Saint Michel, incontrò alcuni antifascisti come Nenni, Saragat, Nitti.
Arrivato a Roma, venne convocato dal capo della polizia … campano acuto
e scettico, scrisse Montanelli, che non aveva nulla del
fanatico alla Himmler. Evitò sempre durezze inutili e seppe creare un sistema oppressivo,
ma felpato, capace di stroncare l’opposizione senza conferirle l’aureola
pericolosa del martirio.
Bocchini mi ricevette giovialmente: Montanelli, Vero?
Fate il giornalista se non sbaglio? Quindi viaggiate. E a Parigi, dite, ci
andate? Eh bella città, belle femmene”. Assentii. E lui, cambiando bruscamente
tono: Allora sentite a me: quando andate a Parigi, solo femmene vedete. Ci
siamo capiti? [3]
Per ritornare al “Drago” …
Il primo saggio, Nazionalismo
e Stato di Polizia del prof. Gianni Vergineo, ci consegna una lucida e
attenta analisi della personalità di Arturo Bocchini … che pose il
partito sullo Stato, la Polizia sulla milizia fascista, il prefetto sul
federale: lui che è più vicino al federalismo di Federzoni che al Fascismo di
Mussolini. Diversamente da ciò che si verificò in Germania dove le
SS divennero l’apparato di controllo di tutta l’amministrazione e della vita
pubblica della nazione fino a farne un vero e proprio stato accanto allo stato,
struttura che penetrò in tutte le istituzioni, fino a prenderne il posto
Non manca una disamina del fascismo inteso non come una
originalità italiana, ma il portato di una crisi profonda della civiltà moderna
europea, anche se estremamente differenziato dai molteplici contesti
storici. Ma notevole, a mio avviso, è la finestra che apre sul
fascismo sannita[4] con la figura di Clino Ricci, il
fondatore del fascismo nel Sannio, oltre alle figure di Gaetano Alberti,
Giuseppe Ielardi[5], Pasquale Del Vecchio, Arminio Ravetti
che, questi ultimi, formarono, il triumvirato (24 ottobre – 24 dicembre 1923
che rappresentò il principio della degradazione clientelare del
partito, complice il prefetto Giuffrida.
Un po’ come successe in tutta la provincia sannita percorsa
da lotte intestine al fascio e da un grado di corruttela inimmaginabile, di un
rincorrersi di raccomandazioni, minacce, di intreccio tra il potere
amministrativo e appaltatori del luogo. I Comuni divennero succursali del
Podestà di turno che veniva nominato dal Prefetto che teneva presente le
indicazioni del Comandante della Stazione dei Carabinieri, e, soprattutto,
del segretario provinciale del partito fascista.
Il successivo saggio, Heinrich Himmler e il Mito
della Razza, prende in esame le diverse personalità di Arturo Bocchini e
Heinrich Himmler, entrambi numero due del fascismo e del nazismo, … Bocchini,
nel suo cinismo, fu l’esatto contrario del suo corrispettivo nazista, il
fanatico Heinrich Himmler … che perde ogni atteggiamento
critico, perché persuaso dell’assoluta incontestabilità e
dell’incontrovertibile legittimità di ogni atto inteso a legittimarlo.
Inoltre l’autore, prof. Giancarlo Vergineo, mette
in luce il fanatismo razzista del vice Hitler riportando parti del discorso che
egli tenne a Posen nel 1943 dove affermò che per quanto riguarda poi l’uomo
delle SS deve valere un principio fondamentale: noi dobbiamo essere onesti,
leali, camerateschi verso quelli del nostro stesso sangue, ma verso
nessun altro. Quel che può accadere ad un russo o un ceco mi è completamente
indifferente. Ciò che le nazioni ci possono dare per quanto riguarda un
buon sangue del nostro stesso tipo, noi lo prenderemo, se necessario, appropriandoci
dei loro bambini e allevandoli insieme con i nostri[6] .
Ma indubbiamente il dato più interessante e poco conosciuto
di cui si occupa è quello relativo all’aspetto magico - esoterico sotteso all’ideologia nazista, a
partire da Hitler, ma fortemente avvertito soprattutto da Heinrich Himmler che
da allevatore di pollame quale era, diventò il numero due
della Germania nazista … la mediocrità della sua persona non recava
impresso alcun carattere spiccato che lo distinguesse dalla media … una
personalità incerta, tentennante, una personalità grigia che però
divenne l’artefice principale dell’eliminazione, nella notte dei lunghi
coltelli, della eliminazione fisica dei gerarchi delle SA e del sistema di
sterminio degli ebrei.
Rappresenta in pieno “la banalità del male” di cui
parlò Anna Harendt.
Chiude il lavoro, l’atto unico, scritto dal dott.
Pierluigi Vergineo, i cui protagonisti sono: Arturo Bocchini - Heinrich
Himmler, Reichs fuhrer delle SS - Saverio,
domestico al servizio di Arturo Bocchini – Maria Letizia De Lieto,
ultima amante di Bocchini che la sposò poche ore prima di morire.
Gli avvenimenti riportati nella “pièce” sono tutti
storicamente accertati, tiene a sottolineare Pierluigi Vergineo che introduce
il lettore nella villa di campagna di S. Giorgio del Sannio, denominata “Securitas”
dove, nei colloqui tra i presenti,
emerge l’interesse di Himmler per la magia: … ti ricordi, dice
Bocchini, rivolgendosi al domestico Saverio, quando l’altra volta pretese di fare una seduta spiritica allo
stretto di S. Barbato, dove si crede che ci fosse il noce delle streghe … volle
la presenza di quella mistica.
Oppure quando parla di Ciano e della sua contrarietà ad
entrare in guerra come alleato della Germania, anche Bocchini era,
sostanzialmente, contrario, o del patto di non aggressione con la Russia che
era stato un escamatoge in attesa di dare avvio l’Operazione
Barbarossa”
Soprattutto, viene messo in risalto, il razzismo,
l’antisemitismo di cui era Himmler era grondante … siamo circondati
da razze primitive: rom, slavi, arabi. Si tratta di razze sub – umane incapaci
di elevarsi al di sopra dei propri istinti, delle pulsioni, o quando parla
degli … ausmerzen[7] … vite non degne di essere
vissute, operazione conosciuta come action T4, dove
settantamila disabili furono uccisi e 370 mila sterilizzati.
Un lavoro davvero notevole, quello dei fratelli Vergineo, il cui destino non può essere quello di “riposare” nello scaffale di poche biblioteche personali perché sarebbe un vero peccato; perché non portarl nelle scuole per far conoscere ai ragazzi/e quel periodo della nostra storia che mortificò e annullò la libertà e la dignità di una nazione intera.
Quanti conoscono la storia del proprio paese durante il ventennio fascista? Pochi certamente. Una sorta di rimozione collettiva di quel periodo, conro cui la memoria, sempre più labile, è impossibilitata ad arginare derive autoritarie o una riscrittura della storia[8] a cui tende una destra poliica oggi al governo dell nazione.
Ciò che è stato, senza una memoria collettiva, non è
mai stato!
Beniamino Iasiello
[1] Il “Drago” più di tutti gli altri può
essere preso a simbolo della Germania nazista … la sua visione basta ad
atterrire, esso diviene feroce, e quando lo si sveglia, nessuno può resistere
al suo cospetto. (Giobbe,42,11-2)
[2] Un decreto del 1929, firmato da Benito
Mussolini, modificò S. Giorgio la Montagna in S. Giorgio del Sannio
[3] Episodio riportato da Aldo Cazzullo
nella rubrica del Corriere della sera: Risponde Aldo Cazzullo
[4] Per chi è interessato ad approfondire
la storia del ventennio fascista nel Sannio, Gianni Vergineo, Storia di
Benevento e dintorni, vol. III. H avuto modo di esaminare documenti di quel
tempo, soprattutto rapporti che i Carabinieri inviavano al Prefetto e, davvero
non si trova niente che possa far pensare a quel Vealcuni ntennio come qualcosa
di esaltante.
[5] Angelo Fuschetto: La Notte Dei Lunghi
Coltelli Nel Fascismo Sannita, Riflessi Sammarchesi
[6] E’ la storia che si ripete!!! Solo che
stavolta sono i russi a rapire i bimbi ucraini per darli in adozione e così
inserirli nella loro società.
[7] Per chi voglia approfondire: Marco
Paolini: Ausmerzen.
[8] L’affermazione del presidente del
Senato, Ignazio La Russa, rispetto all’attentato di via Rasella del 23 marzo
1944.
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