Grazia Deledda: a 100 anni dal Nobel

 I Cento anni di Grazia Deledda

E' il caso di ripetere con Don Abbondio: Carneade! Chi era costui?

Eppure Grazia Deledda è stata la prima e l'unica donna italiana a ricevere il premio Nobel[1] per la letteratura assegnato per il 1926 e la seconda nel mondo dopo la svedese Selma Lagerlof.

 Basterebbe per non dimenticarla e darle lo spazio che merita nelle antologie e nello studio delle scuole superiori. 

Nemmeno il "Ministero della Pubblica Istruzione e del Merito" ha ritenuto di ricordarla con qualche traccia per la maturità; e chi più della scrittrice sarda avrebbe meritato di essere ricordata!  Solo un grande silenzio, pare una sorta di rimozione, di … omicidio letterario[2].

A 90 anni dalla sua morte, avvenuta il 15 agosto del 1936, continua ad essere una emerita sconosciuta per la scuola italiana, e non solo; forse, perché donna e nata in Sardegna, come ha scritto Marcello Fois, è stata considerata una scrittrice straniera, soprattutto nel suo paese.   

Fu vista quasi come colei che aveva sottratto il Nobel a scrittori maschi ben più rappresentativi. Luigi Pirandello,  mostrando un forte livore nei confronti della scrittrice, pensava che fosse troppo brutta per ricevere il premio! Per cui non capiva cosa aveva fatto innamorare coloro che l’avevano proposta per il Nobel[3].

Al drammaturgo girgentino, però, bastarono sol otto anni, il tempo intercorso per ottenere il Nobel, 1934, per cambiare il metro di giudizio rispetto all’Accademia e farlo diventare meno aggressivo nei confronti della Deledda.

Smise anche di chiamare il marito, Paolo Madesani , Grazio Deleddo , la cui unica colpa era quella di aver abbandonato la sua attività professione per diventare il manager di sua moglie di cui curava i contratti e ne sosteneva attivamente la sua attività letteraria

 Deledda nacque a Nuoro da una famiglia benestante suo padre era stato Sindaco della città e lei non era analfabeta, come si diceva, in quanto aveva frequentato sino alla quarta classe elementare[4] per ben due volte, su intercessione del padre, poi studiò in casa con un precettore.

Ricorda nelle sue opere la Sardegna della sua fanciullezza, ma soprattutto la saggezza profonda ed autentica, il modo di pensare e di vivere, quasi religiosi di certi vecchi pastori sardi e contadini sardi ... nonostante la loro assoluta mancanza di cultura

«da alcuni di questi vecchi ho appreso verità e cognizioni che nessun libro mi ha rivelato più limpide e consolanti. Sono le grandi verità fondamentali che i primi abitatori della terra dovettero scavare da loro stessi, maestri e scolari a un tempo, al cospetto dei grandiosi arcani della natura e del cuore umano»

La Sardegna profonda è protagonista dei suoi romanzi e dei suoi racconti, dove i personaggi vivono passioni travolgenti che sfociano spesso nella trasgressione morale, generando un forte senso di angoscia, di peccato, insieme con il bisogno di espiazione.

L'isola, con il suo mondo rurale, è concepita come luogo mitico e come archetipico di tutti i luoghi, terra senza tempo e sentimento di un tempo irrimediabilmente perduto, spazio ontologico e universo antropologico in cui si consuma l'eterno dramma dell'esistere.

L’uomo, precario debole, è paragonato dall’autrice a una canna al vento[5] in balia di forze avverse e misteriose contro cui nulla può

Una scrittrice che ha ricevuto il premio Nobel per la letteratura non è certamente da relegare in un santuario di cui i fedeli non conoscono l’ubicazione. E, credo, che soprattutto oggi, sia da tenere presente come in un’epoca laddove le donne vivevano chiuse in un patriarcato che non lasciava scampo, seppe trovare il suo spazio e, in tal senso, la sua vita fu testimonianza di emancipazione e libertà.

Come dimenticare che nel marzo del 1909 fu presente, quale candidata alle elezioni alla XXIII legislatura del Regno d’Italia[6] nel partito Radicale.

Certamente fu anche una femminista ante litteram per le tematiche che affrontò con i suoi scritti, aprendo così la letteratura italiana alla riflessione sui più inquietanti elementi del modernismo europeo.

 

 

 



[1] La Motivazione con cui ottenne il Nobel per la letteratura: per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche La vita qual è nella sua appartata isola natale e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano

 

[2] Credo che, relativamente al rapporto donne – letteratura, siano tanti i femminicidi perpetrati dalla scuola italiana, per citarne solo alcuni: Sibilla Aleramo, Dacia Maraini, Natalia Ginzburg, Elsa Morante, Bianca Pitzorno, Maria Ortese. Al stento  si avvicina  a Pavese e Calvino.

[3] Dal 1913 al 1926 fu proposta più volte per il Nobel.

[4] Facendo ripetere la classe quarta assicurò un altro anno di scolarizzazione alla figlia. In quel tempo, l’obbligo scolastico era in vigore solo per il ciclo inferiore che. di regola, durava fino ai 9 anni.

I Sindaci, da cui dipendeva l’apertura delle scuole, spesso non istituivano nemmeno il primo ciclo obbligatorio.

[5][5] E’ l’unico romanzo che ricordo di aver letto, ma affonda nella notte dei tempi, della vasta produzione di Grazia Deledda.

[6] Fu candidata al collegio di Nuoro per la Camera per il Partito Repubblicano. Candidatura simbolica, visto che alle donne ancora non veniva concesso il diritto al voto.  Fu più che altro una provocazione. Ottenne 34 voti, di cui 31 furono contestati!!

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