L'Ultima Thule di Guccini
Grazie Francesco
Un poeta, un narratore, un cantastorie che ci ha regalato
grandi emozioni e a cui, alcuni anni fa, la studiosa di Italianistica presso
l’Università di Bologna, Gabriella Fenocchio, ha dedicato
un’antologia contenente circa 50 canzoni che, avendo la
stessa dignità della poesia, dice
la curatrice, vanno studiate con la
stessa cura filologica riservata ai poeti, e perciò ogni canzone è
accompagnata dalle note e da un commento.
Francesco Guccini: due volte Maestro[1] perché in possesso del diploma
magistrale e per l’autorità acquisita e riconosciutagli da tutti in campo
musicale e letterario. E’ stato, anche, professore di Lingua
italiana presso la scuola off –campus bolognese
del Dickinson College della Pennsylvania. Oltre ad
una laurea “ad honorem” in “Scienze della formazione
primaria”, conferitagli dalle Università di Modena e Bologna.
Risalgono alla fine degli anni cinquanta le
prime … canzonacce…che non ottennero grande
successo, diversamente da quelle affidate all’Equipe 84[2] e ai Nomadi[3] con i quali si alternava a
suonare.
Sono tante le canzoni e gli album scritti in sessanta
anni di carriera, ma è con Radici (1972) che si assiste
ad un salto qualitativo con canzoni come La Locomotiva[4], La canzone dei dodici mesi,[5] il Vecchio e il Bambino e, successivamente, con Stanze
di vita quotidiana scrive Canzone per Piero dove è
possibile cogliere, secondo alcuni, l’influenza leopardiana delle “Operette Morali” e
in particolare del dialogo di Plotino e Porfirio … poi
tutto è andato e diciamo siam vecchi, ma cosa siamo e - che senso
ha mai questo – cammino di sogni fra specchi.
Alcuni anni dopo, con l’album: Via Paolo Fabbri 43,
che è stato incluso tra i cento dischi italiani più belli di sempre,
troviamo canzoni come L’avvelenata, Il Pensionato, a cui lo
stesso cantautore è legato perché … metto in
atto uno dei miei vizi preferiti: osservare, confrontare per trovare differenze
e comparazione.
A me piace in modo particolare per la capacità di analisi dei
personaggi, per aver compreso il ritmo esistenziale della vita e
perché è difficile non riconoscere nel ritratto del pensionato il tratto
universale … di una esistenza andata in tanti giorni uguali e duri
– a come anche la storia sia passata tra quei muri.
E, ancora, Piccola Storia Ignobile, un’altra
perla racchiusa nello scrigno dell’album, dove narra l’ipocrisia
della società borghese rispetto al dramma dell’aborto. Tantissime le canzoni
per poterle riportare tutte, ma non posso non ricordare,
dall’album “Stagioni”, “Don Chisciotte”
dove il cantautore, tenendo presente il capolavoro di
Miguel de Cervantes, immagina un dialogo del
cavaliere errante, figura fragile e poetica, col suo fido
scudiero Sancho Panza:
Don Chisciotte:
nel mondo di oggi, più di ieri
domina l’ingiustizia
ma di epici cavalieri non abbiamo notizia;
proprio per questo, Sancho, c’è bisogno soprattutto
di uno slancio generoso, fosse anche un
sogno matto …
Sancho Panza
… con questo brocco ed inutile scudiero …
riusciremo noi da soli a riportare la giustizia?
In un mondo dove il male è di casa e ha vinto sempre,
dove regna il capitale, oggi più spietatamente,
riuscirà con questo brocco e questo inutile scudiero
“al potere” dare scacco e salvare il mondo intero?
…
Don Chisciotte:
… il potere è l’immondizia della storia degli umani
e anche se siamo soltanto due romantici rottami,
sputeremo il cuore in faccia all’ingiustizia giorno e notte:
siamo i grandi della Mancha, Sancho Panza e don Chisciotte!
Non credo che sia una semplice suggestione letteraria perché, in questi versi si coglie la vena di pazzia necessaria per combattere contro l’ingiustizia, le diseguaglianze, il potere, per il quale chi non rientra nei suoi schemi è considerato semplicemente un pazzo al quale non resta che l’internamento o la morte. Oppure combattere contro i mulini a vento! Tematiche eterne viste nel loro istante storicizzato, contro le quali ci saranno sempre nel mondo … i grandi della Mancha, don Chisciotte e Sanzo Panza.
La discografia gucciniana dopo la
splendida Piazza Alimonda del 2004, scritta per
i disordini, gli abusi e i soprusi verificatisi nel G8 del 2001 a Genova
dove fu colpito mortalmente da un proiettile sparato da un
carabiniere, Carlo Giuliani.
Con Scirocco, dall’album Madame
Bovary, forse sottovalutata, svolge un tema a me caro
perché riguarda, come scrive Guido Gozzano, le rose che non
colsi: è meglio che le storie svaniscano nel
ricordo, perché quelle storie non finite, non concluse, restano fisse
nella nostra mente tra i ricordi più belli e non come
rimpianti perché conservano un sapore particolare che le rende
più care … se le storie si fossero sviluppate, magari
sarebbero finite male, o in ogni caso sarebbero finite.
Dal Don Chisciotte ad Odysseus,
un altro grande mito letterario; Francesco Guccini ha spaziato
nel mare magnum della letteratura di sempre, molti i riferimenti
letterari e filosofici, tanto da far dire a Umberto Eco che
Guccini era il cantautore più colto, di cui ammirava, in
particolare, la folle impresa di far rimare:
amare con Schopenauer (la canzone è: Il Frate).
Capace di spiazzare sempre l’interlocutore, come quando
rivendica di non essere mai stato comunista… lo stalinismo
non poteva piacere a uno come me: libertario, azionista … mi sentivo anarcoide.
Avvertivo il fascino dell’anarchia, dal punto di vista romantico più che ideale
… per cui una canzone come “La Locomotiva” diventa ...
una suggestione letteraria, non politica… che in 13 strofe canta
l’ingiustizia perpetrata a danno dei più deboli e la storia di un macchinista
ferroviere che cerca di lanciare (sarà l’unico (!) a rimetterci
la vita) la locomotiva … contro un treno pieno di signori …
e che ci giunga un giorno ancora la notizia
di una locomotiva, come una cosa viva
lanciata bomba contro l’ingiustizia.
Ho ascoltato Guccini dal vivo, novembre
del 2010 al Palalottomatica di Roma, dove tenne un concerto
splendido, che concluse, come sempre, con La Locomotiva che
fu accolta dall’urlo e dal braccio alzato di migliaia di giovani i quali testimoniarono che, se è
vero che con le canzoni non si fanno rivoluzioni, si può,
però, tenere desta l’attenzione sulle ingiustizie e le disuguaglianze del
mondo.
Pensavo, confesso il mio peccato, di trovare tanti baby
boomer, invece vi erano giovanissimi che conoscevano tutti i versi delle
canzoni e, alla fine, con Locomotiva, vi fu una esplosine di pugni
alzati e cori assordanti che cantavano insieme a Guccini.
L' impegno musicale finisce nel 2012 con la pubblicazione
de L'Ultima Thule, isola mitica di cui, nei suoi appunti di
viaggio, 330 a. C., ne parlava il greco Pitea e ne parlerà, alcuni secoli iù
tardi, il peta latino Virgilio: Come le colonne d'ercole , Thule rappresenta
l'ultima delle terre conosciute al di là della quale, per Guccini, si
spalancano le porte dell'infinito dove si spegnerà per sempre ogni passione
- Si perderà in un 'ultima canzone - Di me e della mia nave anche il
ricordo.
Ma Guccini non è soltanto tra i più grandi
cantautori della canzone - poesia italiana, ma è
anche uno scrittore che insieme a Loriano Machiavelli,
l’inventore del poliziotto Sarti Antonio, ha scritto cinque
gialli, mentre da solo Croniche Epafaniche, Un
matrimonio, un funerale per non parlare del gatto, Dizionario
delle cose perdute, e l’ultimo, del 2019, Tralemmescuro - Ballata
per un paese al tramonto che entrò nella cinquina del
Premio Campiello del 2020.
Un libro, un racconto dove, ancora una volta, le radici
dominano i ricordi di Guccini e dove Pàvana, sull’Appennino tosco-
emiliano ritorna a vivere con le sue strade, il mulino,
le case, i personaggi che la popolavano.
Pàvana luogo dei ricordi e di un tempo,
oggi, che non esiste più … non lampioni stradali, non luce nelle
case … c’era buio fitto, e per girare di notte dovevi avere una
lanterna … non sempre riescano a fare il quartetto, perché ogni
tanto manca qualcuno … poi si salutano e tornano a casa … accuse di dilettantismo
perché lui ti aveva fatto scarto a coppe, e te sei uscito proprio a
coppe.
La narrazione di Guccini ci fa vivere da vicino scene
di vita quotidiana che anche il nostro paese ben conosce e,
soprattutto, ci ricorda che come Pàvana, et anti altri paesi, sono
al tramonto.
Un tramonto che si colora, giorno dopo
giorno, sempre di più di un colore grigio –
nero che fa intravedere il temporale finale.
Mi avvio alla conclusione con la tristezza nell’animo e la
certezza di aver vissuto un periodo in compagnia di grandi artisti che ci hanno
ricordato, come ha scritto Aldo Grasso, che l’intelligenza
non consiste nell’aver ragione, ma nell’abitare le contraddizioni, custodire la
memoria senza trasformarla in reliquia e accettare che la vita, come le sue
canzoni, valga più per le domande che continua a lasciare aperte che per le risposte
che promette
Beniamino Iasiello
.
[1] Gli amici lo chiamavano Maestrone
[2] Auschwitz , La Canzone e l bambino nel
vento (1966). Guccini cantava dei lager e dei forni crematori nazisti
di cui ancora si conosceva poco.
[3] Dio è morto, 1967, canzone, a mio
avviso, ancora oggi: di grande attualità: una politica che è solo far
carriera - il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto - l'ipocrisia
di chi sta sempre dalla ragione e mai col torto - è un Dio che è morto ... Fu
censurata dalla RAI, ma fatta ascoltare da radio Vaticana che aveva inteso
come: se Dio muore è per tre giorni e poi risorge - -
4) In tredici strofe diventa possibile capire il conflitto di
classe tra lavoro e capitale, meglio di tante pagine di libri di storia.
(5) Ricordo che alcuni docenti la facevano leggere
e commentare in classe.
[6] In verità, dopo 13 anni pubblicherà un ulteriore
lavoro Canzoni dell'osteria che sono dei brani popolari spessi tramandai dall
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