L'Ultima Thule di Guccini


                                                          Grazie Francesco


Volevo riprendere il colloquio con i lettori del blog dopo del ferragosto, ma la notizia della morte di Francesco Guccini, certamente una colonna sonora che ha scandito le tappe evolutive della nostra vita e del nostro Pase, mi ha immalinconito e come quasi un obbligo, quasi un dovere non potevo non ricordarlo.

Un poeta, un narratore, un cantastorie che ci ha regalato grandi emozioni e a cui, alcuni anni fa, la studiosa di Italianistica presso l’Università di Bologna, Gabriella Fenocchio, ha dedicato un’antologia contenente circa 50 canzoni che, avendo la stessa dignità della poesia, dice la curatrice, vanno studiate con la stessa cura filologica riservata ai poeti, e perciò ogni canzone è accompagnata dalle note e da un commento.

Francesco Guccini: due volte Maestro[1] perché in possesso del diploma magistrale e per l’autorità acquisita e riconosciutagli da tutti in campo musicale e letterario. E’ stato, anche, professore di Lingua italiana presso la scuola off –campus bolognese del Dickinson College della Pennsylvania. Oltre ad una laurea “ad honorem” in “Scienze della formazione primaria”, conferitagli dalle Università di Modena e Bologna.

Risalgono alla fine degli anni cinquanta le prime … canzonacce…che non ottennero grande successo, diversamente  da quelle affidate all’Equipe 84[2] e ai Nomadi[3] con i quali si alternava a suonare. 

Sono tante le canzoni e gli album scritti in sessanta anni di carriera, ma è con Radici (1972) che si assiste ad un salto qualitativo con canzoni come La Locomotiva[4], La canzone dei dodici mesi,[5] il Vecchio e il Bambino e, successivamente, con Stanze di vita quotidiana scrive Canzone per Piero dove è possibile cogliere, secondo alcuni, l’influenza leopardiana delle “Operette Morali” e in particolare del dialogo di Plotino e Porfirio …  poi tutto è andato e diciamo siam vecchi, ma cosa siamo e - che senso ha mai questo – cammino di sogni fra specchi. 

Alcuni anni dopo, con l’album: Via Paolo Fabbri 43, che è stato incluso tra i cento dischi italiani più belli di sempre, troviamo canzoni come L’avvelenata, Il Pensionato, a cui lo stesso cantautore è legato perché … metto in atto uno dei miei vizi preferiti: osservare, confrontare per trovare differenze e comparazione. 

A me piace in modo particolare per la capacità di analisi dei personaggi, per aver compreso il ritmo esistenziale della vita e perché è difficile non riconoscere nel ritratto del pensionato il tratto universale … di una esistenza andata in tanti giorni uguali e duri – a come anche la storia sia passata tra quei muri.

E, ancora, Piccola Storia Ignobile, un’altra perla racchiusa nello scrigno dell’album, dove narra l’ipocrisia della società borghese rispetto al dramma dell’aborto. Tantissime le canzoni per poterle riportare tutte, ma non posso non ricordare, dall’album “Stagioni”, “Don Chisciotte” dove il cantautore, tenendo presente il capolavoro di Miguel de Cervantes, immagina un dialogo del cavaliere errante, figura fragile e poetica, col suo fido scudiero Sancho Panza:

Don Chisciotte:

nel mondo di oggi, più di ieri domina l’ingiustizia  

ma di epici cavalieri non abbiamo notizia;

proprio per questo, Sancho, c’è bisogno soprattutto 

di uno slancio generoso, fosse anche un sogno matto …

 Sancho Panza

… con questo brocco ed inutile scudiero … 

riusciremo noi da soli a riportare la giustizia?

In un mondo dove il male è di casa e ha vinto sempre, 

dove regna il capitaleoggi più spietatamente,

riuscirà con questo brocco e questo inutile scudiero

“al potere” dare scacco e salvare il mondo intero?  …  

 

 Don Chisciotte:

… il potere è l’immondizia della storia degli umani

e anche se siamo soltanto due romantici rottami,

sputeremo il cuore in faccia all’ingiustizia giorno e notte:

siamo i grandi della Mancha, Sancho Panza e don Chisciotte! 

Non credo che sia una semplice suggestione letteraria perché, in questi versi si coglie la vena di pazzia necessaria per combattere contro l’ingiustizia, le diseguaglianze, il potere, per il quale chi non rientra nei suoi schemi è considerato semplicemente un pazzo al quale non resta che l’internamento o la morte. Oppure combattere contro i mulini a vento! Tematiche eterne viste nel loro istante storicizzato, contro le quali ci saranno sempre nel mondo … i grandi della Mancha, don Chisciotte e Sanzo Panza. 

La discografia gucciniana dopo la splendida Piazza Alimonda del 2004,  scritta per i disordini, gli abusi e i soprusi verificatisi nel G8 del 2001 a Genova dove fu colpito mortalmente da un proiettile sparato da un carabiniere, Carlo Giuliani. 

 Con Scirocco, dall’album Madame Bovary, forse sottovalutatasvolge un tema a me caro perché riguarda, come scrive Guido Gozzano, le rose che non colsi: è meglio che le storie svaniscano nel ricordo, perché quelle storie non finite, non concluse, restano fisse nella nostra mente tra i ricordi più belli e non come rimpianti perché conservano un sapore particolare che le rende più care … se le storie si fossero sviluppatemagari sarebbero finite male, o in ogni caso sarebbero finite. 

Dal Don Chisciotte ad Odysseus, un altro grande mito letterario; Francesco Guccini ha spaziato nel mare magnum della letteratura di sempre, molti i riferimenti letterari e filosofici, tanto da far dire a Umberto Eco che Guccini era il cantautore più colto, di cui ammirava, in particolare, la folle impresa di far rimare: amare con Schopenauer (la canzone è: Il Frate).

Capace di spiazzare sempre l’interlocutore, come quando rivendica di non essere mai stato comunista… lo stalinismo non poteva piacere a uno come me: libertario, azionista … mi sentivo anarcoide. Avvertivo il fascino dell’anarchia, dal punto di vista romantico più che ideale … per cui una canzone come “La Locomotiva” diventa ...  una suggestione letteraria, non politica… che in 13 strofe canta l’ingiustizia perpetrata a danno dei più deboli e la storia di un macchinista ferroviere che cerca di lanciare (sarà l’unico (!) a rimetterci la vita) la locomotiva … contro un treno pieno di signori … 

e che ci giunga un giorno ancora la notizia  

di una locomotiva, come una cosa viva 

lanciata bomba contro l’ingiustizia.

Ho ascoltato Guccini dal vivo, novembre del 2010 al Palalottomatica di Roma, dove tenne un concerto splendido, che concluse, come sempre, con La Locomotiva che fu accolta dall’urlo e dal braccio alzato di migliaia di giovani  i quali testimoniarono che, se è vero che con le canzoni non si fanno rivoluzioni, si può, però, tenere desta l’attenzione sulle ingiustizie e le disuguaglianze del mondo. 

Pensavo, confesso il mio peccato, di trovare tanti baby boomer, invece vi erano giovanissimi che conoscevano tutti i versi delle canzoni e, alla fine, con Locomotiva, vi fu una esplosine di pugni alzati e cori assordanti che cantavano insieme a Guccini.

L' impegno musicale finisce nel 2012 con la pubblicazione de L'Ultima Thule, isola mitica di cui, nei suoi appunti di viaggio, 330 a. C., ne parlava il greco Pitea e ne parlerà, alcuni secoli iù tardi, il peta latino Virgilio: Come le colonne d'ercole , Thule rappresenta l'ultima delle terre conosciute al di là della quale, per Guccini, si spalancano le porte dell'infinito dove si spegnerà per sempre ogni passione -  Si perderà in un 'ultima canzone - Di me e della mia nave anche il ricordo.

Ma Guccini non è soltanto tra i più grandi cantautori della canzone - poesia italiana, ma è anche uno scrittore che insieme a Loriano Machiavelli, l’inventore del poliziotto Sarti Antonio, ha scritto cinque gialli, mentre da solo Croniche EpafanicheUn matrimonio, un funerale per non parlare del gatto, Dizionario delle cose perdute, e l’ultimo, del 2019, Tralemmescuro - Ballata per un paese al tramonto che entrò nella cinquina del Premio Campiello del 2020.

Un libro, un racconto dove, ancora una volta, le radici dominano i ricordi di Guccini e dove Pàvana, sull’Appennino tosco- emiliano ritorna a vivere con le sue strade, il mulino, le case, i personaggi che la popolavano. 

Pàvana luogo dei ricordi e di un tempo, oggi, che non esiste più … non lampioni stradali, non luce nelle case … c’era buio fitto, e per girare di notte dovevi avere una lanterna … non sempre riescano a fare il quartetto, perché ogni tanto manca qualcuno … poi si salutano e tornano a casa … accuse di dilettantismo perché lui ti aveva fatto scarto a coppe, e te sei uscito proprio a coppe. 

 La narrazione di Guccini ci fa vivere da vicino scene di vita quotidiana che anche il nostro paese ben conosce e, soprattutto, ci ricorda che come Pàvana, et anti altri paesi, sono al tramonto. 

Un tramonto che si colora, giorno dopo giorno, sempre di più di un colore grigio – nero che fa intravedere il temporale finale.

Mi avvio alla conclusione con la tristezza nell’animo e la certezza di aver vissuto un periodo in compagnia di grandi artisti che ci hanno ricordato, come ha scritto Aldo Grassoche l’intelligenza non consiste nell’aver ragione, ma nell’abitare le contraddizioni, custodire la memoria senza trasformarla in reliquia e accettare che la vita, come le sue canzoni, valga più per le domande che continua a lasciare aperte che per le risposte che promette

 

                                                                  Beniamino Iasiello

 

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[1] Gli amici lo chiamavano Maestrone

[2]  Auschwitz , La Canzone e l bambino nel vento (1966). Guccini cantava dei lager e dei forni crematori nazisti di cui ancora si conosceva poco.

[3] Dio è morto, 1967, canzone, a mio avviso, ancora oggi: di grande attualità: una politica che è solo far carriera - il perbenismo interessato, la dignità fatta di vuoto - l'ipocrisia di chi sta sempre dalla ragione e mai col torto - è un Dio che è morto ... Fu censurata dalla RAI, ma fatta ascoltare da radio Vaticana che aveva inteso come:  se Dio muore è per tre giorni e poi risorge - -  

4) In tredici strofe diventa possibile capire il conflitto di classe tra lavoro e capitale, meglio di tante pagine di libri di storia.

(5)  Ricordo che alcuni docenti la facevano leggere e commentare in classe.

[6] In verità, dopo 13 anni pubblicherà un ulteriore lavoro Canzoni dell'osteria che sono dei brani popolari spessi tramandai dall

 


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