Climate change e paura
Global Warming
Un problema enorme[1]
con effetti devastanti come quello del cambiamento climatico, che quest’anno si
è manifestato con una virulenza senza pari, aumentando fortemente le
diseguaglianze sociali, vede la politica e i governi nazionali completamente
assenti.
Ma ancora, forse, più grave, è che noi sembriamo rassegnati a
questi eventi che diventeranno sempre più frequenti e minacciosi per l’uomo e il
nostro pianeta. Ci raccontano le favole che bisogna adattarsi e munirsi di
condizionatori per rinfrescare le nostre case e, probabilmente daranno anche un
bonus per comperarlo o sostituirlo.
Mentre sanno bene che i problemi sono ben altri su cui
intervenire fino a che è possibile, perché tra alcuni anni sarà impossibile
farlo avendo raggiunto il punto di non ritorno che è rappresentato dall’aumento
della temperatura oltre i due gradi[2].
Oltre questo perimetro la scienza, oggi, è impotente perché non sa cosa potrà
succedere. Forse la fine di tutto!
Gli unici suggerimenti,
trattandoci da idioti, che sono capaci di dare: restare dentro le case nelle
ore calde, bere più acqua e l’indicazione dei bollini rossi delle città colpite
maggiormente dall’ondata di caldo. Ripeterlo ogni giorno attraverso i mass –
media significa addormentare le coscienze e, nello stesso tempo, farci
precipitare in uno stato di insicurezza, di paura che è il perno di cui la
politica si serve per orientare (manipolare?) i cittadini in vista del
mantenimento del potere.
Essere responsabili, consapevoli significa capire come
l’establishment controlla i cittadini dando loro l’illusione di essere liberi[3].
La comunicazione serve per instillare paura, non per far
comprendere per poter eventualmente
giudicare[4].
Eppure le alluvioni che travolgono tutto, l’agonia dei
ghiacciai che si stanno squagliando, un anticiclone africano che non dà tregua con
temperature mai verificatisi per interi mesi, incendi che divorano migliaia e
migliaia di foresta, bombe d’acqua violentissime che sfondano i tetti delle
case dovrebbero indurre gli Stati a organizzare una politica di prevenzione efficace,
seria, non parolaia.
Una politica miope, se non cieca
(forse è più giusto dire assente) purtroppo non investe in risultati da venire nel
lungo periodo e ai politici interessa operare nel breve tempo e, possibilmente,
badando al proprio interesse perché: après moi le dèluge[5],
come ripeteva Madame de Pompadour al re Luigi XV per distoglierlo dalle
drammatiche conseguenze di una guerra persa.
Perché attendere distruzioni, morte per intervenire?
Prevenire è più utile e più economico che risanare e così evitare gli appetiti dei
tanti avvoltoi che invece di pensare all’interesse generale pensano a come
pilotare gli appalti per arricchirsi “grazie” alla furia distruttrice
della natura!
Eppure ogni anno, tra novembre e dicembre, si
riuniscono gli Stati per verificare i progressi degli accordi sul clima, esaminare
gli obiettivi raggiunti e da raggiungere e discutere della riduzione dei gas
serra che sono ritenuti i veri responsabili del climate change.
Ho seguito sempre con
molta attenzione le COP[6]
a partire da quella di Berlino del 1991 all’ultima tenutasi a Belem in
Amazzonia, Brasile, ma i risultati raggiunti sono estremamente poveri rispetto
alla drammaticità e l’urgenza di porre qualche rimedio rispetto alla furia
devastatrice della natura che non conosce ostacoli. D’altra parte, in una
conferenza dove non partecipano Stati Uniti, India, Cina che sono i maggiori
responsabili dello inquinamento in atto, rappresenta, per sua natura, un’anatra
zoppa. [7].
Le COP di Kioto, 1997, e di Parigi, 2016
sembravano aver colto la drammaticità del momento definendo obiettivi da raggiungere
per salvare il pianeta. Oltre 190 stati partecipanti si impegnarono a trovare
un accordo che tenesse ragione delle ragioni di tutti, ma ancora una
volta tutto fu lasciato alle buone intenzioni di cui è lastricata la via per
l’inferno: non fu istituito, nel 2016[8]
nessun organo di controllo per il rispetto delle misure prese!
Per cui i politici mentivano sapendo di mentire acquietando,
in tal modo, le loro coscienze e mistificando ancora una volta la gravità dei
fenomeni e non chiarendo che dopo la curva vi è un baratro in cui l’umanità sta
precipitando.
Se i potenti del mondo
investissero una piccola parte delle risorse che impegnano nel sostenere le
guerre e la corruzione nel mondo, la lotta per combattere il global warming
potrebbe avere buone possibilità di successo anche nel breve tempo.
Sappiamo che l’Italia
è provvista di un Piano nazionale di adattamento al cambiamento climatico
fin dal 2023, costituto da 361 azioni previste per ogni possibile terreno di
prevenzione e di intervento che spaziano dalla gestione delle risorse idriche
al Piano protezione degli ecosistemi agricoli: purtroppo non è stato creato un
finanziamento strutturato per l’attuazione delle 361 azioni!
Cioè, esiste il piano, ma non il danaro per dargli
vita, per cui, ancora una volta, per usare una metafora del premio Nobel
Parisi, la politica ha deciso di guidare a fari spenti nella notte.
E’ strano come nel mondo tutto cambia, mentre solo la
politica, come un Moloch, resta sempre identica a sé stessa.
Beniamino Iasiello
[1] Perché racchiude al suo interno tutte le altre
questioni globali: dalle migrazioni alle guerre.
[2] Per Robert Pyndyck, economista del MIT, studioso del
riscaldamento globale, esclude nella
maniera più assoluta non venga superato, entro il 2050, un grado e mezzo. Che, da poco è stato spostato a due gradi!!! Perchè siamo già oltre il limite stabilito 10 anni fa.
[3] Goethe diceva che nessuno è più irrimediabilmente
schiavo di chi crede falsamente di essere libero.
[4][4] Ancora non si esaurisce completamente l’ondata di
caldo che già si sta prospettando un ‘altra
minaccia: EL NINO (nigno). fenomeno naturale che ha un effetto globale sul clima mutando correnti e venti. La comunicazione
esercita una pressione continua, il cui unico scopo è non farci comprendere, pensare e disoglierci dai problemi reali e vitali; per quanto ci
riguarda: legge elettorale, la cultura Woke, Vannacci et similia
[5]
Frase rivolta dal re LuigXV a Madame de
Pompadour, sua amante.
[6] Conferenza delle Nazioni Unite sul clima.
[7] Per Trump la
decarbonizzazione è sinonimo di perdita di sovranità, mentre per la Cina e
l’India il discorso ambientalista si intreccia con la competizione tecnologica
e con la sicurezza nazionale
[8] Diversamente dal protocollo di Kioto
Commenti
Posta un commento