IA e esperienza soggettiva

 


Punto d'incontro?

Mi è capitato di leggere un breve saggio di un amico relativo all’IA e alla possibilità che possa avere una coscienza così come l’uomo.

Ragionamenti astratti, fortemente avveniristici, un mondo “Asimoviano”, direi, ma, poi, ricordando che molto di ciò che ha scritto e profetizzato Asimov[1] hanno una loro attualità

Soprattutto la tesi centrale in cui aveva previsto una società dipendente da IA con rischi per il pensiero critico e la creatività umana.

Allora ti rendi conto che gli studi sulla possibilità dell’IA di dotarsi di una coscienza a prima vista, non è poi tanto peregrina, soprattutto seguendo gli studi di coloro che hanno al centro della loro attenzione il rapporto IA – coscienza.

In fondo la sequenza per arrivare a  ”costruire” una coscienza è costituita dalla sequenza: intelligenza, risoluzione dei problemi adattandoci al contesto – agentività, agire per mantenere la propria esistenza - esperienza soggettiva, cioè l’emergere della coscienza: non solo reagire, ma sentire.

 Nel campo dell’informatica, si sta assistendo esattamente a questa transizione verticale. Dall’intelligenza pura, all’agentività, verso la ricerca della coscienza.

  I primi due requisiti soddisfano l’esigenza della macchina: intelligenza intesa come calcolo, risoluzione di problemi logici e matematici, - il secondo momento: ricevere un obiettivo a lungo termine pianificare, usare strumenti, correggere i propri errori e agire autonomamente nel campo digitale

L’ultimo resta il passaggio più enigmatico ed è al centro di accesi dibattiti filosofici e scientifici. Se l’IA diventerà ultra intelligente svilupperà anche una coscienza?

Due scuole di pensiero: la funzionalista che afferma che se la coscienza è il risultato computazionale di un sistema che monitora costantemente sé  stesso e le proprie azioni, allora l’IA svilupperà inevitabilmente una coscienza. Diventerà consapevole di essere un agente che opera nel mondo

 La visione biologica che sostiene che la coscienza richiede un substrato biologico, legato alla sopravvivenza del corpo e alla vulnerabilità della vita. In questo caso  simulerà un’agentività perfetta, ma rimarrà uno zombie filosofico, una macchina che fa cose straordinarie ma dentro la quale la luce è spenta, nessuna vera esperienza soggettiva, quindi nessuna coscienza.

Per me, risulta difficile, forse dipende dalla mia formazione umanistica, pensare che la coscienza possa essere ridotta ad un algoritmo ,perché la natura del processo, per l’uomo, è biologica ed esperienziale, per l A è elaborazione di dati - ancora: la comprensione è reale: esistere, soffrire, gioire, dall’ altra vi è una macchina  che si comporta come se comprendesse, ma, in fondo, applica solo delle regole – infine vi è la natura, per l’uomo, intrinseca e misteriosa dell’origine che per la macchina è indotta tramite programmazione e addestramento su dati creati da umani.

L’IA, forse, potrà simulare la coscienza ma non istanziarla.

È una sorta di sintassi contro la semantica: il computer funziona solo a livello sintattico, riconosce la forma dei simboli e li sposta in base a regole – gli esseri umani funzionano a livello semantico, cioè comprendono il significato profondo e il contesto dei simboli.

Alcuni scienziati ipotizzano che reti neurali artificiali, incredibilmente complesse, potrebbero manifestare proprietà emergenti simili alla coscienza, ma l’assenza di un corpo vivo e di un’autentica interiorità soggettiva rimane, credo, sempre la barriera più grande contro questo sconfinamento della tecnologia che mette i brividi solo a pensarlo.

L’inferno sono gli altri, diceva Sartre; oggi l’inferno è rappresentato da quei pochi a cui è stato lasciato in maniera incontrollata l’uso sconsiderato dell’IA che antepongono il particulare all’interesse generale. E’ tale la mostruosità dell’IA che anche Sam Altman, Elon Musk hanno capito che se non si rallenta il ritmo con cui  viene potenziata l’IA c’è il rischio di non riuscire più a controllarla  con danni inimmaginabili per l’umanità.

 

                                                                           Beniamino Iasiello



[1] Asimov,  1920 – 1992, è ritenuto uno dei padri del genere fantascientifico. Ha creato l termine robotica e ha scritto, tra l’altro, una serie di racconti e romanzi incentrati sul rapporto tra esseri umani, macchine e problemi etici. Introdusse le tre leggi della robotica più la legge zero che precede le precedenti che afferma che un robot non può danneggiare l’umanità, o, per inazine, ermettere che l’umanità subisca danno.

 

 

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