La strage di Francavilla del 1863

  









Poco tempo fa, mi recai al cimitero di Benevento per salutare un amico andato via da poco. Non vi ero mai stato e tutte quelle capelle gentilizie all’ingresso sembrano toglierti la vista e il fiato. Non trovai nessuno per chiedere la disposizione del loculo che cercavo, per cui mi fu impossibile trovarlo e, mentre andavo via, quasi vicino all’ingresso, una stele attirò la mia attenzione, per cui mi avvicinai e con grande sorpresa vidi che riportava un episodio sanguinario perpetrato il 24 febbraio del 1863 in contrada Francavilla[1] di Benevento. 

Una banda di 115 briganti capeggiati dai capi Carmine Crocco e Giuseppe Schiavone attirarono in un agguato 17 soldati di fanteria del regio esercito italiano massacrandoli.

Un evento di cui non si trova traccia in nessun libro di storia, né ho trovato qualche documento presso l’Archivio di Stato; forse perché un episodio marginale di quella guerra civile combattuta tra il Regno d’Italia e i briganti che sostenevano la causa borbonica; anche se penso che ai briganti importava ben poco dell’Unità italiana e di Francesco II, ma soltanto di tenere sotto scacco i paesi dove perpetravano ruberie e uccisioni. 

D’altra parte, il brigantaggio nelle nostre zone esisteva da sempre; ho avuto modo di leggere un rapporto del 1806 sul brigantaggio nel Comune di Casalduni e Paduli e una missiva inviata  all’intendenza generale di Montefusco con  cui si avvisava che una trentina di persone armate latroni hanno invaso il Paese Limosani poco distante da Campobasso e che questi, via facendo, si sono aumentati nel numero di cento, siano passati per Casalduni, ed ha minacciato di andare a Fragneto, sette miglia da qui  distante, ed indi passare ad altri paesi limitrofi.  .. un’orda di briganti cui fa da capo un tal Romano da Benevento proveniente da Limosani e luoghi vicini del Contado di Molise si è gittata in Casalduni, ed indi a Campolattaro esortando alla rivoluzione e commettendo de’ saccheggi[2].

Da sempre i briganti hanno fatto i briganti, cioè ruberie, assassini, stragi, e per una successione di eventi particolari, dopo dell’Unità d’Italia, nel Sud, assunse i connotati tipici di sostegno alla causa borbonica per ripristinarne la monarchia.

Nel Sannio, il brigantaggio trovò terreno fertile soprattutto nella zona settentrionale e nord occidentale, in particolare lungo la fascia del Massiccio del Matese, l’alto Tammaro e il Fortore.  I centri nevralgici furono Pontelandolfo, Casalduni, Campolattaro e Cerreto Sannita, paese di nascita del celebre capobanda Cosimo Giordano. Mentre la Valle Caudina e il beneventano centro meridionale subirono un impatto nettamente inferiore

Anche le donne non furono semplici spettatrici o drude[3], amanti dei capibanda, ma si rivelarono figure centrali della guerriglia contro l’esercito sabaudo, come racconta Clotilde de Filippo[4], in quanto una parte cospicua di manutengole[5] era costituita da donne energiche e caparbie contadine che spesso si rivelarono più utili degli uomini, in quanto meno sospette agli occhi dei soldati e delle autorità.

Furono tanti i soldati del regio esercito che persero la vita nella lotta al brigantaggio, che sono stati dimenticati, a volte, anche dalle istituzioni; tanti anche i soldati della Guardia nazionale uccisi: 5 a Paduli, 12 a Circello, 10 a Torrecuso, 31° S. Bartolomeo in Galdo oltre a 5 carabinieri.

 Molti anche i delitti commessi tra i civili: 14 civili a Colle Sannita, 27 a Castelvenere Valfortore, 7 persone, tra uomini, donne e bambine, trucidati a Casci, Morcone,31 a S. Bartolomeo n Galdo.

 Nell’episodio di Francavilla persero la vita, come già detto, 17 soldati tra cui un caporale, un sergente e un sottotenente, tutti del Nord, Alessandria, Bologna, Tortona, Cuneo …, che presiedevano la località detta Torre Palazzo.

La mattina del 24 febbraio la banda del brigante Ricciarelli provocò i soldati, per cui il sottotenente lasciò 8 soldati di guardia e inseguì i briganti. Fu la mossa che aspettavano i che con tecnica di guerriglia uccisero barbaramente i piemontesi e i corpi furono bruciati per nascondere l’orribile crimine.

Il vile attacco fu compiuto dalle bande degli efferati Michele Caruso[6] e Giuseppe Schiavone[7] che si erano riunite formando un gruppo di 135 uomini.

I rinforzi giunti sul luogo, successivamente, seppellirono i  corpi de  soldati, carabinieri, huardie nazionali, e60 delitti comuni contro i contadini,

La memoria di questo tragico   episodio rimase così vivo nel popolo beneventano che, nel 1896, la Pubblica Assistenza di Benevento si impegnò a trovare una degna sepoltura e il 23 febbraio i resti furono trasportati al cimitero in un loculo messo a disposizione dalla Società Operia. 

Nel 1901 un comitato presieduto dall’avv. G. Rossi raccolse i fondi per erigere un monumento in memoria dei Martiri di Francavilla progettato da Vincenzo Bancale ed eseguito dall’architetto Salvatore Piani, interamente in marmo di Carrara con una base di due metri e un’altezza di sei.

Fu inaugurato il 31 maggio del 1903 alla presenza delle autorità civili e militari e di una rappresentanza dello stesso 39° Reggimento.

Chissà quanta storia locale di quel periodo è del tutto sconosciuta così come pure quella del Risorgimento dove combatterono per l’Unità Italiana anche donne che diedero un forte contributo alla causa italiana come Maria Pacifico Rampone[8], moglie di Salvatore che fu uno dei grandi protagonisti del Risorgimento italiano.

Avvicinarsi a questa storia significa capire come nelle svolte centrali che hanno caratterizzato la storia l’Italia degli ultimi due secoli e mezzo, il Sannio non sia rimasto ai margini, ma abbia cooperato sempre con le forze di rinnovamento della società.

 E non soltanto la città di Benevento! Basti pensare che già durante il periodo borbonico, quasi in ogni paese era stata creata una Vendita carbonara[9] : Ceppaloni, Arpaise, Apollosa, addirittura due, Pannarano e tanti altri ancora.

Credo che la scuola farebbe opera benemerita se trovasse uno spazio tra i programmi di storia da dedicare a quella locale così da non disperdere un grande patrimonio ideale che contribuì con la sua gente alla vittoria della luce sull’oscurantismo.

Modestino Caciurri

 

  

   



[1] Località poco distante da Torre Palazzo

[2] ASAV, Rapporti di Brigantaggio di Casalduni e Paduli, Pacco 2, Vlume 2, fascicolo 9.

[3] Amante clandestina o, dispregiativamente, prostituta.

 

[4]Clotilde De Filippo, La guerra delle sannite. Il brigantaggio al femminile nella provincia di Benevento dopo l’Unità d’Itaia – 1860/ 1870, Edimedia, Benevento 2011

[5] Così veniva detto chi aiutava qualcuno in azioni criminali senza parteciparvi direttamente

[6] Veniva chiamato: ù  colonnelle, considerato un po' come il capo dei capi. Ritenuto responsabile dell’uccisione di 90 persone, soldati, carabinieri, guardie nazionali, e 60 delitti contro contadini, bambini, donne, ve nne fucilato nei pressi di Porta Rufina. Aveva poco più di 25 anni.

[7] Sergente arruolato nelle fila piemontesi, disertò unendosi alla banda di Carmine Crocco e poi a quella di Michele Caruso, diventandone il luogotenente. Innumerevoli i delitti di cui si macchiò, tra i quali la strage di Francavilla. Tradito, fu arrestato e fucilato il giorno seguente: 26 novembre 1864. Aveva 26 anni

[8] Ebbe una vita brevissima: nacque nel 1841 e morì il 19 maggio del 1864. Aveva sposata appena quindicenne Salvatore Rampone.

[9]  Società segrete rivoluzionarie che assumevano  nomi patriottici o simbolici: Gli Spartani delle Termopili (Ceppaloni), I seguaci di Iacopo Ortis (Arpaise), I Figli della virtù e Gli irpini e i Sanniti (due addirittura ad Apollosa).








Commenti

  1. Anche quello che i bersaglieri fecero a pontelandolfo e casalduni non lo troviamo nei libri di storia, eviterei di dire vile attacco perché quello che i piemontesi hanno fatto alla popolazione meridionale è vergognoso.

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