L'AI in classe

 




                                          Foto generata con l'AI


Oramai l’AI fa parte della nostra quotidianità! E’ un bene, un male? Non lo so.

Una tecnologia che sta rivoluzionando il mondo con la trasformazione del mondo del lavoro, della comunicazione, le relazioni sciale e il mondo della scuola.

Come ogni nuova tecnologia, i risultati dipendono dall’uso che ne viene fatto, per cui chi grida ai danni irreversibili che può produrre, chi ai grandi  benefici, soprattutto, nel campo della ricerca scientifica nel campo della medicina.

Problema centrale, a mio avviso, è l’impatto che essa potrà produrre nel mondo della scuola dove ancora non c’è ancora una profonda preparazione per affrontare questa rivoluzione che mette in discussione la didattica e metodologia finora usate.

Dall’altra vi sono gli studenti che guardano all’AI come una scorciatoia e non come un aiuto; ancora, per gli alunni è limitata per risolvere problemi contingenti come, traduzioni, riassunti.

 Quindi si rende necessaria una educazione all’uso dell’AI per professori e studenti; si pone una duplice difficoltà: la necessità di preparare i docenti e l’importanza per i ragazzi di far capire che queste nuove tecnologie offrono nuove opportunità e nuovi ruoli professionali importanti per il loro avvenire e non soltanto per la risoluzione dei compiti scolastici.

Interessanti sono i risultati scaturiti da una indagine fatta dalla SWG: L’AI reinventa la scuola.

La ricerca ha esaminato come cambia il rapporto degli alunni, in una sperimentazione con l’AI, con i docenti, col sistema scuola e con la stessa tecnologia.

 Riporto solo le conclusioni: il 67% vuole una scuola che valorizzi di più le idee divergenti, mentre il 57 % sono certi che si studierà di meno e il 52% che si ragionerà di meno. Il dubbio che attanaglia resta quello relativo al senso dello studio, molti ritengono che sia più difficile riconoscere il merito, e, conseguentemente demotiva chi si impegna a studiare.

Lo studio  è quello del MIT Media lab il quale che ha evidenziato come chi scrive saggi con la Chat GPT mostra un’attività cerebrale meno attiva a ricordare quello che ha appena scritto. Ho voluto riportare  solo qualche dato della ricerca che lascia aperti i problemi centrali dell’AI nelle classi, di cui uno centrale è la funzione del docente.

Di difficile soluzione, a mio avviso, anche se tutti gli esperti ne affermano ancora la centralità nella misura in cui saranno in grado governare l’ AI, perché i ragazzi chiedono di aiutarli a capire quella complessità, in quanto, come da un’ulteriore ricerca[1] , si evince che vi è una grande distanza tra l’autonomia  che sentono di potere avere e la conoscenza ancora fragile dello strumento; per  cui compito degli adulti e dei docenti, in particolare, che hanno la responsabilità di educare,  resta importante a patto di non presentarsi soltanto con regole e divieti, ma con competenze, curiosità, disponibilità al confronto.

Ricordare che il  contrario di vietare non è lasciare solo, ma accompagnare, educare al pensiero critico, a quell’autonomia di giudizio che soli rendono l’uomo libero. In una parola, portare gli alunni a ragionare con la propria testa  il che permette loro di non cadere nello scientismo e salvarsi da qualsiazi soluzione di ccarattere dogmatico.

                                                                         

                                                     Beniamino Iasiello



[1] Osservatorio Giovani dell’istituto Toniolo.


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