la nuova legge elettorale
E’ stata approvata la nuova legge elettorale voluta da
Giorgia Meloni. Lo ”stabilicum o melonellum” o, come ha detto il
professore Michele Ainis, una sorta di “premierato in maschera” nel
senso che venuto meno il sogno della Grande Riforma Costituzionale, la destra ha
fatto rientrare per la finestra ciò che non era stato possibile far entrare per
la porta: l’indicazione, non sulla scheda elettorale, ma nel programma
ufficiale, dell’eventuale presidente del Consiglio.
Sottraendo di fatto al Presidente della Repubblica la
scelta, post – elezioni, di dare l’incarico, perché “quasi costretto”
dall’indicazione del voto popolare. Una legge che ha fatto molto discutere per
come è stata votata alla Camera dei deputati in “stato d’assedio” in
quanto la maggioranza, non fidandosi dei propri deputati, per evitare che i franchi
tiratori potessero affossare la legge, hanno piazzate dieci “vedette,
meloniani scelti, nei punti più alti dell’emiciclo per controllare, per quanto
possibile, il voto in aula del centro destra.
Perciò i deputati hanno votato anche ciò che, circa qualche
mese prima, col voto segreto, avevano bocciato. Obtorto colo tutti E’ hanno
votato diligentemente, anche sotto la minaccia di elezioni anticipate immediate
che non avrebbero permesso di ottenere il trattamento pensionistico che scatta
dopo del 14 aprile dell’anno prossimo.
L’opposizione parlamentare, oramai, spera solo nei ricorsi
che saranno presentati alla Corte Costituzionale che si esprimerà sulla
costituzionalità o meno della legge. Ciò che è importante è il tempo che la
Corte impiegherà per legittimare o meno la legge, perché potrebbe darsi, così
come già avvenuto col “porcellum” che il parere possa essere espresso
dopo aver fatto le elezioni e, allora, sarà inutile ai fini della prossima elezione
che potrebbe tenersi tra aprile e giugno.
Il presidente della Repubblica ha firmato subito la legge
permettendo alla Corte Costituzionale di aver maggiore tempo a disposizione per
esaminarla. E bene ha fatto, ma al di là di come si esprimerà la Corte, sarebbe
urgente che il Campo largo ponesse fine alla lunga diatriba sulle
primarie e, rinserrando le fila, costruisse un programma col quale sfidare il
governo Meloni.
Ricordando che In democrazia si vince col voto degli elettori
e non con una sentenza della Corte. D’altra parte non è detto che la riforma
favorisca chi l’ha proposta: tutte le formazioni che hanno cambiato la legge
elettorale hanno poi perso le elezioni, perciò il campo progressista deve
attrezzarsi, per vincere, anche, con questa legge elettorale.
Questi i punti della nuova legge elettorale:
1) 1 ) Una
legge elettorale proporzionale con un premio di maggioranza per la coalizione
che raggiunge in entrambe le Camere il 42%. In questo caso otterrebbe un premio
di altri 35 senatori e 70 deputati. In ogni caso la coalizione vincente non può
aggiudicarsi un numero di parlamentari superiore a 220 alla Camera, 55% di 400,
e 113 al Senato, 56, 5 di 200. Se
nessuna coalizione raggiunge la soglia per ottenere il premio o lo ottiene solo
a una delle Camere, i seggi vengono ripartiti in maniera proporzionale. Infine
vi è una soglia di sbarramento per i partiti che non superano il 3% e per le
coalizioni il 10%
2) 2) I
capilista sono bloccati, in effetti risultano già eletti, se le forze politiche
di cui fanno parte raggiungono un numero di sufficiente di voti. Poi sotto i
capilista vi sarà un elenco di sei candidati di cui l’elettore potrà votarne
tre. Rispettando l’alternanza di genere: ci devono essere almeno una donna e
almeno un uomo tra i candidati scelti.
Non vi è nessun obbligo di equilibrio di genere
nella scelta dei capilista, i soli che sono sicuramente eletti. Con l’unica
eccezione che se il capolista è un uomo, il secondo nome deve essere quello di
una donna(!!)
In tal modo gli elettori eleggeranno solo il 44 % dei
deputati e il 42/ dei senatori. Non è
più previsto l’obbligo di candidare almeno il 40% di donne tra i capilista, per
cui, quasi certamente la quota delle donne parlamentari scenderà tra il 15- 20%
3 3) Altra
novità è l’obbligo di indicare il candidato/a alla presidenza del Consiglio
che, fatte salve le prerogative del presidente della Repubblica[1] le coalizioni dovranno depositare insieme col
simbolo e il programma, anche se il nome non comparirà sulla scheda elettorale[2].
4) Potranno votare fuori dal Comune di residenza coloro che
sono domiciliati in un’altra città per motivi di studio, lavoro o salute;
diritto che vale anche per i cittadini che assistono un familiare malato.
Meloni ha voluto la nuova legge per garantire non tanto la
stabilità, d’altra parte il suo è un governo che ha superato i 4 anni, e si
avvia alla scadenza naturale, di permanenza col vecchio Rosatellum,
quanto per costruire una maggioranza che le permetta di avere un potere
assoluto come poter eleggere il Capo dello Stato, i giudici della Corte
Costituzionale, i membri laici del consiglio Superiore della Magistratura senza
ricorrere al confronto con l’opposizione in quanto in grado di eleggerli con i
voti dei propri parlamentari.
In tal modo il nuovo
sistema elettorale, a mio avviso, si avvia per una strada irta di difficoltà
che potrà aprire scenari soft di autocrazia o di capocrazia come l’ha definito
qualche analista politico.
In tal modo sarà in sintonia col vento sovranista che spira,
si concretizza oramai, nel tessuto democratico di paesi che dal periodo
postbellico, tra immani ostacoli, avevano sempre garantito e rispettato i
diritti fondamentali del vivere civile.

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