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Mussolini e i ladri di regime 2°

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                                                                   Clara Petacci Dopo il ras di Cremona, Robero Farinacci, che da  semplice ferroviere, prima del fascismo, si ritrova, alla fine, con un patrimonio valutato oltre 600 mlioni, gli autori riportano le vicende di uno dei  gerarchi più potenti del regime,   Alessandro Pavolini (1), il Robespierre nero, fondatore delle brigate nere, segretario del fascio di combattimento a 23 anni, Federale del PNF a 25, deputato a 31 e ministro della cultura popolare (minculpopo)a 36.  Una carriera da invidiare! Sposato con tre figli, amante di Doris Duranti, astro nascente del cinema imperiale fascista, a cui diede molti milioni, un appartamento pagato un milione e mezzo con arredamenmto di lusso fatto da antiquariati di Piazza di Spagna, gioelli e...

20 settembre 1943

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  Si celebra oggi la “ Giornata degli Internati militari Italiani” n ei campi di concentramento Tedeschi. E’ stata istituita il 31 gennaio di quest’anno e approvata dal Senato all’unanimità. Conosciuta come IMI , è una pagina della nostra storia, poco nota, della seconda guerra mondiale. ll 20 settembre perché in quel giorno del 1943 Hitler modificò unilateralmente lo status dei militari italiani da prigionieri di guerra a internati militari . Chiaramente, ciò non fu un semplice gioco di parole perché nascondeva un’atroce verità: privare i prigionieri italiani dell’assistenza della Croce Rossa Internazionale, così come previsto dalla convenzione di Ginevra del 1929. Fu un atto di vendetta di Hitler e del regime nazista per la scelta fatta dagli italiani, dopo l’armistizio del 1943, di non combattere per i tedeschi né di entrare a far parte della Repubblica Sociale di Salò. Furono rinchiusi a Unterluss, in Germania; resistettero per due anni in condizioni durissime: circa 650.000 ...

La corruzione nel Ventennio

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  Qualche anno fa, è stato pubblicato un bel saggio del professore Mauro Canali e del documentarista Mauro Volpini dal titolo: Mussolini e i ladri di regime. Sappiamo che la corruzione fa parte della storia dell’umanità e del Potere, soprattutto, che l’accompagna: c’è sempre un “serpente tentatore”, un “piatto di lenticchie” che motivano e giustificano (?) azioni immorali.  Attraversando millenni e secoli di storia non mancano casi di grandi figure della storia coinvolte in grossi scandali di corruzione. Ma il saggio prende in esame il Ventennio fascista e la figura carismatica di Benito Mussolini che si scagliava contro i profittatori di guerra, i pescecani, gli egoisti e poi i parassiti di Stato.   I Fasci di Combattimento, movimento politico fondato da Benito Mussolini nel 1919, avevano come programma il sequestro dei profitti di guerra e l’espropriazione parziale di tutte le ricchezze attraverso un’imposta sul capitale, perché, come diceva, la vita quale la conce...

Ines De Leucio: una donna,una strega, un'artista

    Non una semplice icona, ma una visione del mondo e della vita. Questa è Ines De Leucio, personalità poliedrica e duttile che rappresenta un mondo di sogni, forme, colori di cui si serve per realizzare nelle sue sculture, sui suoi tessuti, sulle sue tele una malia che le deriva dalla esperienza, dalle conoscenze accumulate negli anni e dalla frequentazione con artisti come Edgardo Abbozzo che è stato, certamente uno dei più significativi del XX secolo nell’esplorare il rapporto tra arte e alchimia.   Ines De Leucio, la strega aborigena che, con un balzo, esce fuori dallo stereotipo della strega – maga per porsi nella sua veste di donna, di artista, a tutto tondo, che vive il suo tempo con le sue contraddizioni. La sua opera spazia dalla pittura, alla scultura, alla body art che ha nel futurismo, nel dadaismo il proprio punto di riferimento in grandi artisti come Marcel Duchamp o Antonin Artaud col suo “Teatro della crudeltà”. La strega aborigena non disdegna ...

Le canzoni del cuore

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  Sempre alla ricerca di cogliere nelle canzoni un 'anticipazione dei tempi che poi verranno, nella mia mente si è materializzata una canzone della fine degli anni Sessanta, cantata da Adriano Celentano e intitolata Il Mondo in MI Settima,   che si regge su di una sola nota musicale: mi settima, appunto. Riascoltarla oggi, nel suo pessimismo, ti porta ad essere ottimista, (mi si scusi questo ossimoro) perchè capisci che quello che sta succedendo oggi è già stato e sempre sarà (come diceva Nietzsche, con la teoria dell' Eterno Ritorno ) Ma la memoria è labile e l'uomo dimentica facilmente per cui non ricorda più i danni prodotti ed è pronto per ricominciare! Se ci uniamo in un clan tutti insieme , cantava il molleggiato, si può vincere, ma che cosa dobbiamo vincere? la nostra stessa natura che strutturalmente è portata a distruggere l'altro o con la violenza, in tempi di guerra, o con le parole, in tempi di pace che, lo sappiamo, sono più dure delle pietre? Sembra  ch...

Per i bimbi di Kiev, di Gaza e ...

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                                              Il mondo che vorremmo non è quello che in cui stiamo vivendo con a nticipo la nostra fine. La politica non è in grado di costruire nulla che miri al bene comune che oggi consiste, oltre che creare le condizioni per ua vita dignitosa per tutti, occuparsi del climate change che già sta facendo danni irreparabili, di sconfiggere pulsioni ataviche di guerra contro cui i politici sono in grado solo di balbettare, vedi l' Europa , oggi, o ritornare a politiche di grandeur che una volta appartenevano all'Europa, vedi Francia, Germania, l'Italia del Ventennio. No! Non è il mondo che vorremmo, è  quello di cui ci si deve accontentare, come canta il Blasco nazionale, qui si può solo perdere ... e alla fine non si perde neanche più. In questo mondo c he sta cadendo giù - dentro un mare pieno di follie - ipocrisie ,   come   ...

L'orrore di Marcinelle

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Era l'8 agosto del 1956 quando  a Marcinelle, una località del Comune di Charleroi, Belgio,  morirono 252 minatori, di cui 136  italiani, 95 belgi e 31 di altre nazionalità. Una grande tragedia del lavoro causata dalla povertà e dalla mancanza di opportunità lavorative che l'Italia offriva. Italiani, e non solo, per lavorare nelle miniere dove i belgi non scendevano perché lavori in sommo grado pericolosi. Erano tempi difficili e in tanti già erano emigrati negli anni passati nei paesi europei, in America, in Australia, soprattutto dal Sud dell'Italia; con il Belgio, l'Italia faveva firmato un protocollo nel 1946 con il quale si impegnava a inviare  forza lavoro italiana, 50.000 lavoratori, in cambio di carbone.  Partivano con l'idea di integrare i magri raccolti delle loro campagne col lavoro per poi riotornare e cercare di comperare qualche pezzo di terra o iniziare a costruire una piccola casa. I sogni di tanti contadini,  fortemente discriminati dai loc...